L’India, esotica realtà

by Rosa Maria Tomasello
1 comment

In un punto esatto del nostro essere c’è la passione per l’esotico. Spesso non sappiamo nemmeno cosa significhi o cosa desideriamo… il nostro immaginario è costellato da quanto abbiamo immagazzinato nella nostra memoria che va dai libri di Salgari ai film con Sandokan e il suo attraente protagonista che ha fatto innamorare numerose ragazze, inclusa me, sognando di diventare parte integrante della storia e perché no, trasformarsi in Marianna, La Perla di Labuan.

E poi ci sono i documentari, i filmati su you-tube, quanto di più disparato si trova su internet e ancora una prolifica letteratura che conquista ed appassiona. Io ho letto i libri di Tiziano Terzani che ha girato l’india ed il sud – est asiatico in lungo e largo scegliendo di vivere a Dehli e di isolarsi dal resto del mondo, dalla fine del ’99, ritirandosi sull’Himalaya indiana, scrivendo, dipingendo e curandosi.

Fatta questa brevissima premessa anche io ho scelto di trascorrere 15 giorni in India ed esattamente nella regione del Rajastan. Luoghi meravigliosi, architetture che non hanno esempi simili dalle nostre parti, soprattutto se sono templi induisti o giainisti. E poi c’è il Taj Mahal. Non avevo mai contemplato una costruzione realizzata dall’uomo con tanto rispetto: lì è condensata la perfezione assoluta.

La religione e il culto degli dei permea ogni azione degli indiani osservanti, gli astrologi decidono tutto: dal giorno in cui cadrà una festa, al numero e tipo di anelli con quali pietre si dovranno portare per allontanare le malattie o propiziarsi la buona sorte, fino a determinare chi sarà la donna che si dovrà sposare dalla formulazione delle caratteristiche attraverso l’oroscopo, con relativa carta del cielo, del bimbo appena nato.

L’alimentazione, almeno nelle zone che ho visitato io, è principalmente vegetariana. Nelle città sacre sono addirittura proibite l’assunzione o la vendita di latte, formaggio, pollo, uova e bevande alcoliche.

Ma vi racconterò della mia esperienza nel Deserto di Thar un’interminabile distesa di sabbie bollenti, con piante arbustive e popolato da innumerevoli insetti, che ricopre un’area di circa 446.000 chilometri quadrati e che si trova a pochissimi chilometri dal confine con il Pakistan.

Arrivata insieme ai miei compagni di viaggio a Jesalmer nel tardo pomeriggio, ci rechiamo nell’accampamento allestito per la cena ed il pernottamento in groppa ad un dromedario per trascorrere la notte sotto le stelle.

Dopo aver mirato le immense distese di sabbia segnate dalle dita del vento, sotto un cielo coperto gonfio di pioggia che preannunciava una notte buia e senza firmamento, siamo giunti al punto di ritrovo. Lì i nostri accompagnatori, i cammellieri, stavano preparando direttamente sul fuoco la nostra cena. Diamo uno sguardo all’accampamento, una fila di brande con coperte che fungevano da materasso i nostri letti, nessuna traccia di elettricità o di comodi bagni. Parola d’ordine: ADATTARSI!

Finalmente pronta la cena ci sediamo sulle brande o per terra, con il faro sulla testa per avere un po’ di luce, e mangiamo con gusto e con l’aiuto delle mani, quanto preparato per noi:

Riso in bianco, alimento base di tutte le pietanze indiane;

Pollo in casseruola con spezie e l’onnipresente curry;

Dhal, una passata di lenticchie, patate ed altre verdure;

Chapati, l’immancabile pane prodotto a partire da un impasto di farina integrale, acqua e sale, che viene schiacciato fino a formare una pizza del diametro di circa 12 centimetri e poi cotto su una piastra asciutta e molto calda, su entrambi i lati.

Il tutto cucinato senza olio e con pochissimo sale.

Alla preparazione del Chapati abbiamo partecipato anche noi: un pugnetto di pasta schiacciata e stirata con le mani e cotta in pochissimi minuti su una larga padella molto calda…

Da bere solo acqua, ma del resto eravamo nel deserto, vi sareste dissetati con altro?

Finita la cena ci laviamo alla meno peggio, facciamo pipì… tanto era buio pesto ovunque, e ci sistemiamo per dormire. Ci aspettavamo una notte fresca invece il caldo, umido e sfiancante per via dei Monsoni, non ci ha abbandonato per tutto il viaggio.

Nel cuore della notte apro gli occhi e guardo il cielo. Le nuvole si erano diradate, e una miriade di stelle luccicavano in un cielo senza luna, ho vissuto l’esperienza più straordinaria della mia vita ancora adesso se chiudo gli occhi vedo quel cielo, indescrivibile tanta magnificenza.

La mattina appena svegli abbiamo fatto colazione, servita nelle stoviglie della sera precedente che erano state lavate con la sabbia… Inconcepibile per noi! Ed anche per me, ma vi assicuro che si sopravvive.

Poco dopo i dromedari ci riaccompagnano nei pressi del nostro autobus che, insieme alla guida che ci ha accompagnato per quasi tutto il viaggio, ci aspettava ai margini del deserto.

Da questo viaggio ho imparato che il  popolo indiano è mite e pacato, accetta con piacevole rassegnazione la vita così come si presenta, non teme nulla perché sa che ogni essere umano ha un Karma e male che vada rinasce fino ad espiare tutte le colpe e arrivare all’illuminazione… ho guardato con stupore gli occhi neri ed immensi di una bambina che ci esaminava sbalordita come se fossimo alieni… ho continuato a sentire per numerosi giorni successivi al rientro il frastuono, indescrivibile se non si prova in prima persona, determinato dai clacson di centinaia di migliaia di mezzi come moto, auto, autobus, camion e perfino il treno! Ho guardato disgustata le strade ricoperte di spazzatura che in alcuni angoli diventava una discarica a cielo aperto, lo sterco di mucca raccolto dalle donne in sari, gli uomini che urinavano contro le pareti ai lati delle strade, la gente che camminava scalza come se fosse in una pulitissima spiaggia… ma a questo incredibile disordine si contrapponeva la pulizia delle case e, soprattutto, dei templi dove si cammina scalzi e l’ordine dei mercati con esposizioni di frutta ed ortaggi dentro ceste tonde così belle che mi lasciavano di stucco insieme alle cataste di zenzero!…

L’india, una terra immensa e da girare in lungo e largo, colorata, vivace, in cui gli uomini vivono in simbiosi con gli animali; villaggi di campagna in cui il “progresso” sembra cozzare con la purezza di luoghi e persone che non sembrano adattarsi con naturalezza al cambiamento, e certamente non lascia indifferenti. Voglio chiudere con una frase che riunisce quanto ho provato e che dovrebbe essere il leit motif della vita:

“In India ci si adatta, si accetta, e presto si entra in quella logica per cui niente è davvero drammatico, niente è terribilmente importante.” Tiziano Terzani, Un altro giro di Giostra.

Rosa Maria

You may also like

1 comment

Avatar
Angelo 17 Ottobre 2018 - 23:01

Ti leggerò….. Ovunque tu vada.

Reply

Leave a Comment