Il territorio ibleo, la mia “comfort zone” e le scacce ragusane

by geo
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Veduta di Ragusa Ibla

Esiste per ognuno di noi un luogo nel mondo che possiamo considerare un rifugio, la ”comfort zone” in cui fuggire quando tutto diventa pesante; il “mio” è in uno dei posti più meravigliosi al mondo: il territorio Ibleo, situato nella parte Sud orientale della Sicilia, famoso ormai per essere il set a cielo aperto dei film del Commissario Montalbano di Andrea Camilleri.

Forse perché ci vive una delle mie migliori amiche, forse perché sono abituata a prendere un pullman e allontanarmi dalla magmatica energia della nera città di Catania di tanto in tanto, ma adoro Ragusa Ibla con le sue viuzze a saliscendi, i palazzi tardo barocchi e le casupole addossate l’una all’altra, adoro camminare lasciandomi incantare dall’atmosfera serena e catturare il genius loci di questa parte di terra, girando per i negozietti di prodotti tipici, in cui trovare la cioccolata modicana, il “capuliato” di pomodori sott’olio o le provole, tanto rinomate.

Ragusa Ibla è fatta di vicoli illuminati dalle luci giallastre della sera che disegnano ombre sulle bianche pietre delle mura e sui mascheroni o “cagnoli”, caratteristica dei palazzi storici, mensole che sorreggono i balconi, elementi architettonici in cui volti mostruosi dalla forte connotazione fantastica ammaliano lo spettatore catapultandolo in un mondo oscuro, li potete ammirare a Palazzo Cosentini, Palazzo Arezzo di Trifiletti, Palazzo Zacco, ma in ogni cittadina iblea girando un angolo potreste trovarvi davanti a una di queste meraviglie.

Palazzo Cosentini e i suoi Cagnoli

In questo piccolo angolo di paradiso potete sedere a bere un bicchiere di Cerasuolo di Vittoria (unica DOCG della Sicilia), di fronte a un portale del 1200, rallentare i vostri ritmi e tornare a respirare.

Palazzo Cosentini

Adesso che siamo in tarda primavera, la vegetazione è di un verde intenso, diventerà giallo ocra col sopraggiungere dell’estate e, nelle masserie perdute nelle campagne le vacche pascolano, mentre i muretti a secco di pietra calcarea si snodano accanto ai sentieri fino ad arrivare al mare.

Un mare che è un altro capitolo tutto da narrare di questa parte di Sicilia. Blu, verde, intenso, con spiagge di sabbia chiara e calda su cui stendersi per rigenerarsi, con piccoli borghi distesi ai suoi piedi che si inseguono lungo la costa. Marina di Ragusa, Donnalucata, Cava D’alica, Sampieri, fino ad arrivare a Punta Secca dove è situato il faro, la casa del Commissario siciliano più famoso del mondo e una delle spiagge più belle, riserva naturale: Punta Braccetto.

Andando dalla parte opposta, a 15 Km circa da Ragusa, è possibile visitare il Castello di Donnafugata il cui nome pare derivi dalla fuga della bella Regina Bianca di Navarra reggente di Sicilia, insidiata e rinchiusa nel Castello dal vecchio Conte di Ragusa Bernardo Cabrera; Bianca riuscì a fuggire e a denunciarlo al re di Spagna che tuttavia lo perdonò, vista l’età avanzata e la passione (in comune) per le giovani donne.

Il Duomo di San Giorgio

Dopo aver parlato di bellezze naturali e monumenti, è impossibile non citare alcuni dei prodotti alimentari tipici di questa zona: le cipolle di Giarratana, presidio Slow Food, particolarmente dolci ed enormi; il cioccolato fondente di Modica esportato ormai in tutto il mondo; il sesamo di Ispica anch’esso presidio Slow Food così come il fagiolo cosaruciaru di Scicli e la Fava cottoia di Modica; inoltre le provole di latte di vacca modicana, dal sapore caratteristico derivante dalle essenze spontanee di cui sono ricchi i pascoli dell’altipiano ibleo e la ricotta.

La gastronomia, è chiaramente legata a queste delizie del territorio, i lolli con le fave, i cavati al sugo di maiale, i ravioli di ricotta, lo stinco, naturalmente il pesce, freschissimo e le scacce che ho preparato in questi giorni.

Scacce al pomodoro e ricotta

Scacce ragusane

Ingredienti

500 g di semola di grano duro rimacinata

Acqua

1 panetto di lievito di birra

3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva

due bei pizzichi di sale integrale di Mothia

Per il ripieno:

400 g di salsa di pomodoro

4 cucchiai di caciocavallo ragusano

1 cipolla di Giarratana

4 cucchiai di olio extravergine d’oliva

sale

un pizzico di zucchero

200 gr di ricotta

prezzemolo

Procedimento

Sciogliete il lievito nell’acqua tiepida e versatela al centro della farina disposta a fontana, unite l’olio e impastate fino ad ottenere un composto morbido e liscio, aggiungete acqua o farina se occorre. Lasciate lievitare e nel frattempo preparate il condimento.

Lasciate appassire la cipolla in una padella con olio extravergine di oliva, aggiungete la salsa di pomodoro, aggiustate di sale e unite un pizzico di zucchero. Lasciate cuocere a fiamma lenta per circa 20 minuti, fino ad ottenere un sugo denso. Quando la salsa sarà pronta, aggiungete il caciocavallo ragusano grattuggiato.

Dividete la pasta in tre panetti e stendetela fino ad ottenere una sfoglia rettangolare sottile. Copritela di salsa di pomodoro o di ricotta e prezzemolo, lasciando qualche centimetro dai bordi.

Il ripieno non deve essere troppo abbondante, altrimenti uscirà da tutte le parti,  inoltre le scacce vanno chiuse piegando verso il centro i due lati e poi a metà creando una striscia e pressando bene tra pollice e indice le estremità per non lasciare fuoriuscire il ripieno.

Ungete le scacce con un po’ di olio e infornate in forno preriscaldato a 220° per circa 40 minuti, facendole ben colorire.

Un’altra alternativa è quella dei broccoli e salsiccia, ma i ragusani mettono dentro anche le patate, le fave etc.

Se volete visitare Ragusa Ibla, potete affittare una stanza o tutta la casa I due portali, dove la dolce Roberta vi farà conoscere la leggendaria ospitalità siciliana.

Manca un’ultima cosa per concludere questo articolo, la colonna sonora che a mio avviso deve essere di un maestro siciliano come Franco Battiato: l’Incantesimo del 2008.

Georgia

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