Terre di Nuna

by geo
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E il suo straordinario Etna bianco

Oltre l’ultimo centro abitato; oltre l’ultima piazzetta, quella di Fornazzo, percorsa una strada che conduce al profilo dell’Etna tra Catania e Messina, tra ali di pietra lavica e rovi incolti, ha preso forma quella che un decennio addietro fu l’idea e la visione di Gemma Trantino, l’azienda agricola “Terre di Nuna”.

Una lunga chiacchierata a cuore aperto con Fabio Percolla, titolare dell’azienda, in una limpida giornata di ottobre, ci permette di ripercorrere le tappe di un’avventura tutta siciliana che porta alla nascita di uno straordinario Etna bianco.

Fabio ci racconti com’è nato il progetto “Terre di Nuna”

Il progetto è iniziato quasi per caso, io fino al 2011 lavoravo per una multinazionale e mi occupavo di tutt’altro.

La prima volta che Gemma, la mamma di mia moglie Maria Novella, mi portò in questo posto nel 2006 le dissi che aveva fatto una pazzia a comprarlo, lei da grande donna visionaria quale era aveva già in mente l’idea di impiantare un vigneto, ma la nebbia, la pioggia e i rovi che ricoprivano la casa mi fecero pensare che il progetto fosse irrealizzabile. Solo qualche giorno dopo, quando le condizioni meteorologiche cambiarono, mi resi conto della bellezza e della potenzialità di questo posto.

Tra il 2009 e il 2010 io e Maria Novella abbiamo cominciato a occuparci di quest’azienda, impostando il vigneto insieme al signor Angelo Borzì, che senza alcun progetto, con le sue ruspe e i suoi camion ha costruito le rasole ideando l’esposizione migliore, facendo in modo che i pali della luce si trovassero posizionati sulla scarpata e non in mezzo alla vigna e dandoci la possibilità di partire col piede giusto.

Quanti ettari è la tenuta?

L’azienda è quasi 5 ettari, di cui 3,5 interamente vitati a Carricante, se avessimo impiantato anche una sola piccola parcella di Nerello mascalese, saremmo stati nei guai perché il rosso qui non matura.

Come coltivate in azienda?

Coltiviamo in biologico e senza l’utilizzo di prodotti di sintesi, pur non essendo certificati infatti non lo scriviamo nemmeno in etichetta, forse tra qualche anno faremo anche questo passo perché sicuramente è un valore aggiunto.

L’80% dei lavori vengono fatti manualmente, dalla vendemmia, alla potatura, alla pota verde; gli unici lavori che facciamo con i mezzi meccanici sono la lavorazione del terreno, lo zolfo per l’oidio che qui è un problema da tenere sotto controllo e poco altro.

Qual è il prossimo obiettivo che vi siete posti?

Lavorare ai fabbricati per riuscire a fare un po’ di accoglienza e nel giro di cinque anni la realizzazione di una piccola cantina per avere un prodotto veramente artigianale, dove fare la vinificazione, lo stoccaggio etc.

In questo momento che tipo di affinamento fa il vino?

4 mesi sui lieviti, quasi un anno di acciaio e quasi due anni in bottiglia.

Carricante – Ph. Georgia De Angelis

Il vigneto di Carricante – Ph. Georgia De Angelis

Se dovessi pensare a ciò che vuoi comunicare col tuo vino Fabio, cosa ci diresti?

Vorrei che il mio vino raccontasse questo posto e il nostro territorio, d’altronde il Carricante è un vitigno caratteristico, che ti rimanda sempre determinate sensazioni: verticalità, mineralità, freschezza.

Questo vino, devo dire che somiglia moltissimo a me e Maria Novella.

Mi dispiace molto infatti che Maria Novella non sia presente, perché da come ne parli sembra che lei abbia davvero un ruolo fondamentale in questa avventura…

Gira tutto intorno a lei, anche se si vede poco, tutta la mia vita gira intorno a lei.

Nel mondo del vino le donne stanno sempre più affermando il proprio ruolo, del resto.

Maria Novella, detta Nuna (sorride), è una presenza discreta, ma lei c’è sempre in tutto, anche se io l’accuso spesso di esserci poco, perché è sempre ad aiutare gli altri, si occupa molto degli ultimi.

Senti Fabio, parlando di comunicazione del vino, il vino oggi va raccontato, secondo me anche un po’ poeticizzato, la storia, la bottiglia, l’etichetta. Voi come lo raccontate questo vino?

La comunicazione è sicuramente importante, però il nostro progetto non nasce per fare business di bottiglie di vino, anche perché abbiamo una piccola produzione, la cosa che veramente ci interessa è la valorizzazione di questo posto.

Pensate di vendere in Italia o puntare al mercato estero?

Noi speriamo di vendere il vino a chi ama il vino. Speriamo di farlo conoscere, il fatto che a Randazzo, a Milo, a Palermo come a New York ci sia una nostra bottiglia è una cosa che ci fa piacere per un semplice motivo, chi lo beve si chiederà: “Ma questo Carricante dove lo fanno?” e così racconteremo un territorio che è quello dell’Etna, chiaramente conosciuto da tutti, ma che necessita ancora di essere valorizzato.

Noi di Cuor di zenzero facciamo un grande in bocca al lupo a Fabio Percolla e alla sua Nuna, pensando che la Sicilia abbia una gran necessità di imprenditori onesti, visionari e disposti a lavorare per fare crescere sempre di più questo paese. Ad maiora semper!

Georgia De Angelis

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cardosinho 16 Marzo 2018 - 21:42

Grazie di tutto e grazie per la pazienza .

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