Vi va una Guinness?

by Rosa Maria Tomasello
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Conosciamo la birra più famosa del mondo.

Ah Dublino, che città!

Avere la possibilità di restare lì anche solo 10 giorni cambia il modo di vedere la vita perché il motto che più si ripete, nelle strade, nei ristoranti, nei pub è: ENJOY!

E con la cultura del divertimento legato al piacere, di qualunque natura sia, ci facciamo un giro alla Guinness Store House, tappa fondamentale per i visitatori ed anche per i dublinesi.

Lì dentro c’è tutta la storia, l’economia e il riscatto di un popolo.

Ma tutto questo si deve ad un solo uomo e alla sua lungimiranza: Arthur Guinness.

Nacque nel 1725 a Celbridge da una famiglia di birrai e crebbe ad Ardclough, nella contea di Kildare.  Nel 1755 fondò un birrificio a Leixlip producendo birra ale. Cinque anni dopo, lasciò a suo fratello minore le redini di quell’impresa e si spostò a Dublino, al St. James’s Gate Brewery.

Tale sito, quello dove adesso si trova il museo di cui parliamo, era abbandonato ma il visionario Arthur Guinness ne vide le grandi potenzialità tanto che firmò un contratto d’affitto per 45 sterline all’anno della durata di 9000 anni.

Nel 1767 era a capo della Corporazione dei Mastri Birrai di Dublino, quindi un imprenditore con titolo di merito, ma ciò che a noi interessa è la filantropia di Guinness che, con a fianco la moglie Olivia Whitmore, diede l’opportunità agli operai di migliorare le proprie condizioni di vita: essere assunti alla Guinness significava avere uno dei migliori lavori possibili infatti la società offriva assistenza legale gratuita, piani pensione, ferie pagate e un alloggio.

I coniugi Guinness ebbero 21 figli ma ne sopravvissero solamente 10, si occuparono magnanimamente della comunità locale e la tradizione di generosità non fu interrotta dai loro discendenti che donarono alla città di Dublino il centralissimo parco di Saint Stephen Green e si occuparono del restauro della Cattedrale di San Patrizio nel IXX secolo.

La Guinness Store House è un’affascinante struttura storica completamente sventrata all’interno per fare spazio alle strutture in acciaio che hanno la funzione di collegare verticalmente il vecchio edificio attraverso ascensore e scale mobili.

Sette piani in cui viene puntualmente descritta tutta la storia della birra e del suo fondatore.

Così apprendiamo che gli ingredienti che compongono la birra Guinness sono: l’orzo, il luppolo, il lievito e l’acqua.

La birra si presenta scura, quasi nera ma la colorazione ufficiale è il “Rubino scuro”; la schiuma è bianca, molto compatta e cremosa ed ha poche bollicine perché spillata tramite carbo-azoto anziché anidride carbonica.

L’orzo è sicuramente l’ingrediente fondamentale, il sapore amarognolo della birra è dovuto alla sua tostatura: si utilizzano sia l’orzo maltato che l’orzo non maltato torrefatto; la Guinness utilizza il migliore orzo irlandese ed è l’unico birrificio al mondo che tosta il proprio orzo internamente raggiungendo la temperatura di 232° per 2/3 ore prima di procedere con la macinatura che lo trasforma in una polvere sottile.

Il luppolo, importato da Australia e Nuova Zelanda, è un conservante naturale, avendo un’azione di prevenzione anti batterica, e fornisce una buona schiuma stabile.

Il lievito fu creato da Arthur Guinness in persona, viene custodito nella cassaforte al St. James’s Gate Brewery e ancora se ne tramanda la ricetta.

Ultima ma non meno importante l’acqua: otto milioni di litri acqua giornaliera proveniente da una sorgente situata nelle Wicklow Mountains. In Italia soltanto i distributori ufficiali Guinness servono la varietà prodotta con quest’acqua.

Continuando a salire si passa dai vari utensili necessari per la produzione e la conservazione della birra con dovizia di particolari, la produzione delle botti, i mezzi di trasporto, le divertenti campagne pubblicitarie che hanno avuto un ruolo fondamentale per divulgare la birra La Guinness e probabilmente la più importante quella creata da John Gilroy tra il 1930 e il 1940 che utilizzò gli animali, come il tucano, immagini entrate direttamente nell’iconografia e nella storia della pubblicità diventando paradossalmente più famose dell’arpa del marchio, i test interattivi sulla conoscenza degli effetti dell’alcool, fino ad arrivare al bancone per spillare e riempire una pinta di Guinness con il rilascio di un originale attestato!

Infine si giunge all’ultimo piano dove si può ammirare tutta Dublino a 360°, nei suoi capisaldi storici e in tutta la sua espansione, dal bar a pianta rotonda che perimetralmente ha solo vetrate a tutt’altezza.

Anche durante questa la mia permanenza a Dublino ho prenotato un tavolo fisso da Dolce Sicily, proprio vicinissimo al parco di Saint Stephen, in Dawson Street dove adesso passa la Luas, la metropolitana di superficie, ed ho mangiato dolci, brunch, primi piatti e la sera fantastici aperitivi. Ho fatto shopping in affollatissimi centri commerciali, ho ammirato il cielo di Dublino che mi ha dato sempre un sussulto al cuore.

Ho sognato come avrebbero fatto Oscar Wilde, James Joyce, William Butler Yeats e gli altri illustri personaggi che lì sono nati e vissuti e, spesso, emigrati.

Lì ci sarà sempre un pezzo del mio cuore e per questo capisco Joyce e il suo attaccamento a questa straordinaria città anche io come lui “When I die Dublin will be written in my heart”.

Rosa Maria

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