Il glifosato dalla nascita alla messa al bando

by Rosa Maria Tomasello
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Chissà qual è stato il momento esatto in cui l’uomo ha deciso di stravolgere tutto ciò che lo circondava e con cui conviveva pacificamente, per trarne esclusivamente profitto e vantaggio.

Potremmo dire che, in un dato momento c’è stata un’anomalia e una specie, forse quella meno attrezzata alla difesa, per una normale circostanza, che oggi definiamo mutazione, si rese conto di avere capacità che altre specie non avevano che in limitata parte: intelligenza e determinazione.

Foto di Hans Braxmeier

L’uso di tali qualità soppiantò un “caos” naturale per inserire un ordine e costruito attraverso l’uso di tutto ciò che potesse assolvere allo scopo espansionistico e di controllo del più forte.

E l’uomo divenne il padrone del mondo e fu il responsabile non solo della guerra, combattuta con bastoni, spade, armi da fuoco e super droni, ma di una costante e continua ricerca di come poter piegare alla propria volontà l’ordine naturale delle cose facendolo diventare innaturale.

Ed in quest’ordine innaturale rientra la sintetizzazione del glifosato, una sostanza attiva ampiamente utilizzata nei pesticidi ed erbicidi. Messo a punto in laboratorio nel 1950 da un chimico svizzero, fu commercializzato come diserbante per l’agricoltura solo negli anni settanta dalla Monsanto. Un potentissimo diserbante dunque, che inizialmente veniva utilizzato solo prima della semina per liberare i campi dalle erbacce. Ma, da quando esistono le colture geneticamente modificate resistenti al glifosato, questo diserbante può essere usato anche dopo la semina. Più specificatamente al momento l’Unione Europea deve autorizzare all’utilizzo numerose colture geneticamente modificate e, tra queste, 19 hanno come caratteristica quella di essere resistenti ad erbicidi di cui 13 sono tolleranti al glifosato. Così facendo gli agricoltori sono costretti ad acquistare ogni anno le sementi brevettate come stabilito dai contratti con i produttori di OGM. Da fonti Greenpeace del 2012, negli Stati Uniti la Monsanto ha citato in causa numerosi agricoltori per la violazione di tali contratti. Gli agricoltori non solo non possono conservare e ripiantare i semi, ma subiscono aumenti di costi connessi alla produzione di semi OGM. I prodotti transgenici sono stati sviluppati per un modello agricolo di stampo industriale legato a pratiche agricole insostenibili, che danneggiano le risorse naturali a vantaggio della produzione di cibo e per questo motivo la coltivazione di OGM dovrebbe essere proibita a livello globale.

Foto di Kira Hoffmann

Negli Stati Uniti il glifosato è stato autorizzato dall’Environmental Protection Agency (Agenzia per la protezione dell’ambiente); in Europa la Commissione europea lo ha approvato una prima volta nel 2002; a fine giugno la stessa ha prorogato l’autorizzazione alla messa in commercio fino alla fine del 2017, in attesa di un parere definitivo sui rischi per la salute dell’Agenzia chimica europea. Intanto ha proposto di limitarne l’uso.

In Italia il 22 agosto 2016 è entrato in vigore il Decreto del Ministero della Salute che stabilisce il ritiro dal commercio di 85 prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato, sospettata di essere cancerogena; vieta l’utilizzo, inoltre, di questo diserbante in “parchi, giardini, campi sportivi, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie” e nella fase di “preraccolta, al solo scopo di ottimizzare il raccolto e la trebbiatura”, tutto ciò con lo scopo di proteggere le acque sotterranee e le zone frequentate dalla popolazione. Ma soprattutto dovranno “provvedere affinché i prodotti fitosanitari contenenti glifosato non contengano il coformulante ammina di sego polietossilata”.

Foto di Thomas Meyer

In Italia, com’è noto,  è vietata la coltivazione di piante geneticamente modificate; il glifosato è comunque utilizzato sia sulle colture arboree ed erbacee sia in aree che non sono destinate all’agricoltura. È uno dei prodotti fitosanitari più venduti a livello nazionale.

Qui citiamo il monitoraggio della presenza del glifosato nelle acque della Lombardia dove è stato trovato nel 68,2% dei punti delle acque superficiali e il metabolita AMPA nel 92% dei punti, quasi sempre in concentrazioni superiori ai limiti (ISPRA, 2013). Glifosato e AMPA sono le sostanze che determinano il maggior numero di superamenti degli Standard di Qualità Ambientale (SQA) nelle acque superficiali: AMPA in 70 punti,  glifosato in 37 punti.

Ma in questo sito ci occupiamo prevalentemente di alimentazione e pertanto ci corre l’obbligo di divulgare la notizia che i residui  del glifosato, che recenti studi hanno classificato come responsabile di malattie gravi quali diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla), e il morbo di Parkinson, si trovano nei principali alimenti della dieta occidentale, ovvero la pasta, e nei cereali, dove si registra un aumento delle tracce dell’erbicida. L’USDA (US Department of Agriculture) nel suo riepilogo annuale del 2011 ha pubblicato i dati sui residui di glifosato rinvenuti negli alimenti negli Stati Uniti: nei campioni di soia destinati all’alimentazione umana è stato trovata nel 90,3% dei campioni mentre AMPA, suo prodotto di degradazione, nel 95,7%. I livelli massimi di residui (LMR) nel cibo, per il glifosato e i suoi derivati, sono stati fissati dalla commissione del Codex Alimentarius nel 2006. Questi limiti vengono giustificati dalle caratteristiche delle pratiche agricole di ogni singola coltura e non dai livelli di sicurezza per la salute umana e degli habitat naturali limitrofi alle zone di irrorazione. Alla luce delle evidenze scientifiche sugli impatti è necessario rielaborare una nuova valutazione dei LMR per garantire un’effettiva sicurezza degli alimenti. Ma se noi vogliamo stare lontani da prodotti contenenti tracce di questo potente erbicida, dobbiamo conoscere e seguire associazioni  come la GranoSalus, costituita da produttori di grano duro della Puglia, Sicilia, Basilicata e Molise, che si occuperanno direttamente della questione attraverso una griglia che esprimerà un giudizio finale di acquisto sull’assenza o meno di contaminanti verificati con l’analisi chimica sui prodotti derivati dal grano (pasta, pane e altro). Sapremo finalmente quale pasta (e quale pane) mangiare e soprattutto, quale pasta non dovremo mai più acquistare.

Noi di cuor di zenzero pertanto aspettiamo con ansia i risultati di queste analisi e, nel frattempo, non possiamo che suggerirvi di scegliere di acquistare prodotti biologici da filiera locale e controllata,  prediligere le colture biologiche e i prodotti di stagione, preferire pane e pasta e, perché no, anche dolci e biscotti, in cui si utilizza il grano italiano, del sud Italia in particolare, dove sono coltivate specie endemiche e non GM in cui il livello di glutine è quello che Madre Natura ha stabilito e la produzione è legata anche alle intemperie, agli attacchi dei parassiti, alle malattie che possono insorgere. Solo con questo tipo di resistenza possiamo combattere l’utilizzo di prodotti alimentari importati in cui sono presenti tracce copiose di antiparassitari di cui non si sa ancora bene il danno effettivo che possono avere sull’organismo umano.

Rosa Maria

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