#THAIONTHEROAD (Sulle strade della Thailandia)

by Marco Miuccio
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Ci sono viaggi che ti riallineano col mondo, destinati ad essere ricordati, per sempre, come punti chiave per un cambiamento, per un inizio importante!

Il vizio atavico dell’italiano medio, condannato ad un ansiogena programmazione totale del proprio tempo, limita fortemente le possibilità che, alla più organizzata “vacanza”, il cui termine richiama il significato di vuoto, assenza, mancanza, si possa sostituire il più avventuroso “viaggio”!Ed è proprio l’assenza di avventura, la mancanza di incertezza, il vuoto sensoriale che la vacanza organizzata mi ha quasi sempre lasciato, che mi hanno spinto a provare un nuovo Mood di partenza, che definirei “intelligentemente organizzabile”, che nella bella Sicilia chiamerebbero “a còmu vèni si cùnta”!Adeguatamente stimolato da chi ha scoperto, prima di me, la sensazione di libertà che si prova nella “certezza del possibile”, priva del vincolo dell’obbligo o del ritorno, evitando così di non poter lasciare una struttura, rivelatasi pessima, od un luogo, scoperto non di nostro gusto, per aver già prenotato un’intera settimana a scatola chiusa, si parte, con l’adolescenziale zaino al seguito, carico del mio “meno possibile”, che si rivelerà dotato di superfluo!

Un biglietto aereo A/R con scalo in Qatar, data di arrivo e di partenza.. E poi?!?

E poi viaggia, in un paese dove i piedi scalzi fanno a pugni con l’onnipresenza del Wifi, che fosse spiaggia, che fosse jungla; dove ti è permesso prenotare qualsiasi cosa tramite la rete, ritrovando quotidianamente la convenienza delle offerte last minute; dove esiste una rete di agenzie turistiche, anche improvvisate, ma che danno servizi efficienti ed efficaci, valevoli su tutto il territorio nazionale, permettendoti di prenotare ogni mezzo necessario per giungere alla meta, con prezzi decisamente competitivi, figli della pluralità dell’offerta; dove la dignità ed il rispetto del cliente sono gli stessi, indipendentemente da cosa abbia ordinato; dove i piatti tradizionali Thailandesi subivano variazioni di costo da località a località, restando costanti nel prezzo e nella preparazione nei ristoranti dello stesso luogo, che esponevano il menù fotografico, tenendo fede alla mise en place offerta nell’immagine al pubblico.

Un viaggio, che ti fa percepire quanto sia ricco chi riesce a viaggiare col giusto costo, senza dover pagare il surplus di un Brand o di un Format d’agenzia, contrattando il prezzo del servizio offerto senza barattare per questo la propria libertà di scelta del prodotto!

Più di 500 Km. senza guardare indietro, con il desiderio di scoprire nuovi luoghi, conoscere persone, godere del caldo clima indopacifico e della sua diversità!

Spostarsi nei modi più disparati, tra un bus ed un Tuk Tuk, un taxi di lusso o un Van multi posto, decidendo se viaggiare in modalità Gipsy o Deluxe, ma cercando di adeguarsi il più possibile agli usi locali, superando il concetto che i mezzi pubblici possano essere utilizzati solo nella routine quotidiana, imparando che il viaggio è una porzione di tempo in cui visiti un luogo diverso da quello in cui vivi, senza per questo cambiare il tuo stile di vita!

Ma un viaggio è soprattutto ricordi, sensazioni, emozioni.. E per chi ha la nostra passione comune: un’esplosione di Gusto!

Il ricordo più divertente che conservo nel cuore, dell’esperienze televisiva che ha determinato l’incontro con Chiara Maci,  è il suo racconto dell’esperienza gastronomica Thailandese, con l’esaltazione della “Tom Kha Kai”, una zuppetta di latte di cocco con pollo, lemongrass e galangan.

Beh.. questa non poteva non essere la mia prima scelta in una colorata Phuket Town!

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L’inesperienza e il mio inevitabile comportamento europeo, non mi hanno limitato nell’ordinare ulteriori piatti che, una volta giunti al tavolo, per consistenza e dimensioni, mi hanno subito insegnato il concetto di piatto unico; e quindi via con il “Kua Kling Kai”, lo speziatissimo pollo saltato con erbette Thai, pasta di peperoncino, servito con un’omelette e verdure, ed il piccantissimo “Bai Lah”, ciotola infernale con pesce o carne fritta con foglie aromatiche e peperoncino thailandese, il tutto accompagnato da un aggiuntivo riso in bianco (Sticky Rise) cotto al vapore e sostitutivo del pane nella cultura Thailandese!

I grandi classici della cucina Thailandese, che sono stati i protagonisti indiscussi dei miei menù giornalieri che, seppur incredibilmente a rischio monotonia, quest’ultima è stata scongiurata dal continuo cambio di località e di “mano” esecutrice, sono stati:

Il Khao Pad, riso saltato con pollo, verdure, servito con  anacardi interi o ridotti ad un crumble, germogli di soia e lime.

Nelle diverse versioni che mi sono state proposte, resta nel cuore quella incredibilmente economica quanto gustosa, preparato in un Tuk Tuk adibito allo scopo, da una ragazza musulmana presso una spiaggia in prossimità di Ao Nang nella provincia di Krabi (Costo 50 Bhat, al cambiocirca € 1,45)

Il Thai Pad, consistente in un versatile piatto di Spaghetti di Soia, con verdure e uovo, con l’aggiunta delle possibili varianti di pollo, maiale, manzo o seafood, tutte degne di lode, ma con una preferenza per l’ultima versione, dove un festival di calamaretto indopacifico trionfava tra “sweet & sour” e “spicy”, come quello assaggiato a Phi Phi Island da “Anna’s”.

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Ottime le verdure al vapore croccanti, insaporite dalle salse agrodolci, con la sempre presente nota piccante, che costituivano dei veri e propri piatti e non un semplice contorno per lo stomaco che iniziava ad abituarsi a quella più salubre condizione di gusto, prediligendo la frequenza che la quantità nell’alimentarsi. Altro grande classico, in un trionfo di zenzero, curry e peperoncino, è la zuppa “Tom Yum Kung”, dove i più autoctoni “Tiger Praws” (Gamberoni Tigre), saliti alla ribalta della cronaca per essere sistematicamente addizionati con un gel chimico che ne garantisca la consistenza, sono stati sostituiti, in questa versione del “The Family” di Kata Beach, con dei comuni Lagostinos Fao 41.

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Se la grande isola di Phuket ha nelle sue spiagge di Kamala, Patong, Karon e Kata, le Rimini/Riccione della Thailandia, allora le Phi Phi Islands sono la Ibiza dell’indopacifico.

Il paradiso terrestre degli anni ’90, si è trasformato in un covo di giovani che provengono da tutto il mondo, con decine di banchi di Streetfood, menù europei ed americani, musica in spiaggia dal tramonto a tarda notte e la possibilità di acquistare il proprio Cocktail preferito “Fai da te” da bere nel secchiello!

Divertente si.. Ma per una notte soltanto!

Tante le varietà di pesce, nel ricco mare Andamano, con dei costi relativamente bassi, da valutare volta per volta, a seconda della tipologia di ristorante scelto.

Non potevamo andar via dalla Thailandia senza assaggiare un prodotto ittico locale, puntando la nostra preferenza su il non identificato pesce rosa, rigorosamente “spaccato e fritto” in abbondante olio di non so che e tanto tanto.. troppo.. aglio.

La bellissima Kho Lanta, formata da due isole a sud di Krabi, ci accogli con spiagge di sabbia sottile e tante strutture in crescita, in un’isola che non ha ancora subìto le trasformazioni necessarie per l’accoglienza del turismo massivo, con costi più contenuti rispetto a ciò che avevamo incontrato.

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Ed a sovrastare una di queste spiagge, troviamo il Diamond Restaurant, la riproduzione di una gigantesca prua di una “long tail”, le tipiche barche dal lungo asse elica, dove ci sediamo a gustare un deliziosa versione dolce e fresca del Khao Pad, con ananas, carote ed uvetta, all’interno di un ananas appositamente scovolato per servire da piatto di portata.

Un grande piatto è la Squid Salad, naturalmente piccantina, ma leggermente; servita tiepida, con un contrasto di sapori e consistenze, in cui la fa da padrone un’indefinita forma di cavolo sbiancato, riccio, dal gusto non troppo persistente, neutro rispetto alla freschezza conosciuta del sedano, l’acidità del pomodoro, con il solito apporto di umido dei croccanti germogli di soia.

In una terra dove l’alimentazione ha le regole del gusto personale, priva di un clichè dove si susseguono antipasto, primo, secondo e così via, le colazioni sono di diversa tipologia ed origine.

Oltre ai locali, che potrebbero mangiare sin dal mattino i loro soliti piatti, c’è un’offerta diffusa di Continental, British ed American Breakfast. Provate rigorosamente tutte, con una commovente menzione per il Pancake ripieno di Yogurt e pezzi di banana ed ananas con il suo sciroppo d’acero accanto! Rientrando verso casa, un ultima occasione d’incontro, un’esperienza sensoriale incredibile, vissuta ai bordi della strada, dove due simpatiche signorine servono Noodles in due consistenze, umidi e croccanti, con del pollo in un brodo spicy a base di Curry, il tutto servito con segale sbollentata, cipolla rossa e lime fresco.

E finalmente ci sentiamo davvero Thai!

Una cucina semplice, per un popolo semplice e semplificato, che ha ben chiaro quali siano le cose davvero importanti della vita:

Un tetto, il sostentamento e la salute!

L’immagine con cui mi piace salutarvi è per me simbolo di quanto sopra citato, con i bambini che, sin dalla tenera età, vengono abituati, da insegnanti dediti all’educazione della mente, del corpo e dello spirito, a sviluppare la fantasia, ad arrangiarsi, a godere di ciò che si ha..

“Oggi vi insegno la pallacanestro”..

“Ma, Maestro.. abbiamo solo una palla ed un cestino”..

“Già.. E cosa ci servirà mai di più”!!!

P.S.
E comunque il canestro barava.. L’ho visto muoversi cercando di prendere il pallone!

Marco Miuccio

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