Allevamenti intensivi ed ecosistema

by Rosa Maria Tomasello
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Ognuno di noi nel proprio piccolo può contribuire ogni giorno, magari modificando lo stile di vita e leggermente anche l’alimentazione, a salvare il pianeta in cui vive.

Scegliere come primo passo di nutrirsi ingerendo pochissimi prodotti di origine animale, ha numerosi vantaggi: tra i principali vi è quello di aiutare a limitare l’aumento della temperatura terrestre (global warming).

In un libro redatto dalla Lega Anti Vivisezione (LAV), “Cambiamento climatico e allevamenti intensivi”, si legge che negli ultimi 50’anni la temperatura terrestre è aumentata di 1°C e gli scienziati sono d’accordo nel sostenere che ciò è stato provocato da attività intensive umane.

Foto di Peggy and Marco Lachmann-Anke

Gli studi svolti dalla FAO (Food and Agricolture Organization) hanno consentito di stabilire che oltre il 51% dei gas serra, denominati Green House Gases (GHG), soprattutto metano, anidride carbonica e protossido d’azoto, sono la causa del riscaldamento globale perché agiscono intrappolando il calore nell’atmosfera scatenando i seguenti effetti: aumento della piovosità, scioglimento dei ghiacci, innalzamento del livello del mare con avanzante scomparsa delle coste, straripamenti e violente inondazioni, desertificazione di vaste superfici dell’Africa, riduzione dello strato d’ozono, acidificazione degli oceani con riduzione del pH con negativo effetto sull’ecosistema.

Questi cambiamenti influiscono negativamente sull’agricoltura (che abbassa la qualità delle produzioni),  sulle specie animali e vegetali che vanno incontro ad estinzione, sulla crescente diffusione di malattie.

C’è una stretta connessione tra l’aumento d’allevamenti intensivi e produzione di gas serra infatti, per produrre carne e latte in eccesso, si emettono in atmosfera GHG come dimostra uno studio della FAO eseguito nel 2006; nel dossier intitolato “Livestock’s long shadow” (la lunga ombra degli allevamenti intensivi) in base ai calcoli effettuati, il 51% d’anidride carbonica, metano e protossido d’azoto è emesso dagli allevamenti mentre il 14% è determinato da attività di trasporto via terra, acqua e mare.

Ridurre nell’immediato futuro, dunque, la presenza degli allevamenti intensivi è una scelta quasi obbligatoria se vogliamo contenere i danni; basterebbe sapere che una percentuale di questi gas, come per esempio l’anidride carbonica (CO2), è dovuta alla respirazione degli animali e, sebbene le piante hanno la capacità di captare anidride carbonica e trasformarla in ossigeno, grazie ai disboscamenti selvaggi ed indiscriminati, che hanno distrutto centinaia di migliaia d’ettari di foreste, è stato ridotto lo scudo contro l’eccessiva produzione di CO2.

Altro gas è il metano, prodotto dai processi digestivi del rumine di bovini, ovini e caprini e dall’evaporazione dei gas contenuti nel letame, mentre il monossido d’azoto, che ha il più alto potere riscaldante tra i tre gas, proviene dai fertilizzanti chimici usati in agricoltura intensiva, anche per la produzione di foraggio e dal letame degli animali che, non essendo impiegato in agricoltura come concime naturale, è lasciato inutilizzato ad evaporare.

Foto di Protocultura

Qual è allora la soluzione?

Come già detto, e ampiamente dimostrato da numerosi studi, l’eccessivo consumo di carne e prodotti d’origine animale è dannoso sia per la nostra salute che per i cospicui danni ambientali che ne derivano. La FAO suggerisce ad ogni essere umano di ridurre di appena il 10% i consumi di carne, limitando l’ingerimento a 150 g  a settimana e integrando nella dieta i legumi che, come detto in altre sedi, contengono pochi grassi, molta fibra, discrete quantità di calcio, ferro e fosforo, vitamina B e, se freschi, anche vitamina C.

Quando facciamo la spesa le nostre scelte sono fondamentali per influenzare le condizioni di allevamento: ad oggi, anche in Italia, la maggioranza degli animali sono allevati in sistemi intensivi che non rispettano il loro benessere causando loro gravi sofferenze. Quando acquistiamo prodotti di origine animale possiamo decidere di scegliere solo prodotti da allevamenti che rispettano il benessere degli animali stessi. Questo contribuirà ad aumentare la richiesta per questi prodotti e a ridurre la domanda da sistemi intensivi.

Ed anche noi di Cuor di Zenzero, facendo nostro lo slogan “mangiarne meno” per “mangiare meglio”, vi suggeriamo di diminuire il consumo di carne, latticini e uova in modo da ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti che servono per produrli e, inoltre, non ci stanchiamo di ripetere che tale scelta si riflette positivamente sulla nostra salute.

E anche il nostro ecosistema e gli animali che potranno alimentarsi e vivere come natura insegna, ci ringrazieranno.

Rosa Maria

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