Cuor di zenzero punta alla fibra dell’arancia!  

by Rosa Maria Tomasello
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L’arancio, sebbene non originario della nostra isola ma della Cina e del sud est asiatico, è un agrume che nelle campagne siciliane, ed in particolare nella piana di Catania lungo le sponde del Simeto, un tempo non troppo remoto, dominava sovrano.
I “giardini” infatti non erano, e tuttora non sono, chiamati le aree verdi dei casali ma gli appezzamenti di terreno in cui il Citrus sinensis e le sue varietà ci regala un buonissimo profumo con la sua  zagara in primavera e i suoi colorati frutti, succosi, dolcissimi e ricchi di vitamina C, in inverno.

Ed è proprio dall’osservazione del territorio e all’abbandono delle campagne, dalla mutazione della richiesta sul mercato di tale frutto, che Adriana Santonocito e Enrica Arena danno il via ad un’attività innovativa e, auguriamo, ricca di successo.

Quando avete capito che dall’arancia si poteva ricavare una fibra?

Nel 2011, nel corso dei suoi studi in Fashion Design e materiali innovativi all’AFOL Moda di Milano, Adriana Santanocito, ideatrice del progetto, intercetta il trend dei tessuti sostenibili e decide di approfondire l’argomento nella sua tesi. Parallelamente, entrando in contatto con i produttori di agrumi, rimane molto colpita dalla sofferenza del settore. Una foto in particolare, condivisa sui social network da un amico agronomo, che ritraeva un agrumeto abbandonato – ovvero in cui nessuno curava gli alberi né ne avrebbe raccolto i frutti – fa scattare la scintilla: perché non utilizzare gli agrumi per creare un tessuto innovativo e sostenibile capace di dare nuovo slancio al comparto manifatturiero italiano e generare valore per il territorio?

Dalla teoria esposta nella sua tesi, attraverso la collaborazione con il laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano, riesce finalmente a provare la fattibilità del processo per il quale deposita il brevetto italiano nel 2013 e coinvolge Enrica Arena. A quel tempo condividevamo la stessa casa a Milano, città in cui anche io mi ero trasferita per studiare comunicazione e cooperazione internazionale, immaginando un futuro nell’imprenditoria sociale. Mi parlò della sua idea e ne rimasi colpita: la sostenibilità ci ha unite e da quel giorno lavoriamo fianco a fianco ad Orange Fiber, il primo tessuto sostenibile creato a partire dai sottoprodotti dell’industria agrumicola.  E’ durante lo sviluppo del processo che scopriamo l’altra grave questione che affligge il settore agrumicolo siciliano: lo smaltimento dei sottoprodotti della spremitura, ovvero di tutto quello che resta dopo la produzione industriale di succo, che vale circa 1 milione di tonnellate l’anno in Italia e la cui gestione comporta ingenti costi economici per le industrie di trasformazione e impatta l’ambiente.

Qual è il ciclo produttivo?

Il nostro tessuto viene realizzato a partire dal pastazzo d’agrumi, ossia quel residuo umido che resta al termine della produzione industriale di succo di agrumi, che ad oggi deve essere smaltito con importanti costi per l’ambiente e per l’industria di produzione di succo d’arancia.

Grazie all’innovativo processo brevettato, siamo in grado di sfruttare le potenzialità del pastazzo per l’estrazione della cellulosa d’agrumi atta alla filatura, trasformando così lo scarto in un nuovo materiale capace di rispondere alle esigenze di sostenibilità e innovazione del comparto tessile-abbigliamento e al bisogno dei consumatori di moda di avere accesso a prodotti capaci di coniugare etica ed estetica.

La prima parte della trasformazione avviene all’interno del nostro impianto pilota di Caltagirone (Catania – Sicilia), insediato presso uno spremitore di agrumi, dove la cellulosa atta alla filatura viene estratta per essere poi mandata in Spagna dove un nostro partner la trasforma in filato;  in ultimo questo rientra in Italia, presso una tessitura comasca, dove viene trasformato nel nostro prodotto: un tessuto sostenibile di altissima qualità, paragonabile alla seta.

I costi per la realizzazione della materia prima sono alti?

Attualmente realizzare i nostri prodotti implica uno sforzo economico non indifferente, dovuto principalmente alle limitate capacità produttive del nostro piccolo impianto pilota di Caltagirone. L’obiettivo è passare da una produzione “artigianale” ad una produzione su larga scala, ecco perché siamo alla ricerca di un partner finanziario e industriale che con il suo supporto ci consenta di fare lo scale up industriale del nostro processo, aumentare i volumi di produzione e soddisfare le richieste del mercato internazionale.

Parallelamente all’impegno sul fronte dell’ottimizzazione del processo di produzione industriale, stiamo lavorando sullo sviluppo del prodotto, così da farci trovare pronte all’importante sfida dell’ingresso sul mercato, con una gamma di tessuti in grado di competere e ci auguriamo di sostituire quelli più tradizionali in termini di innovazione, sostenibilità, qualità e costo.

La nostra ultima creazione è un twill 100% Orange Fiber, impalpabile e leggero, simile alla viscosa, che si aggiunge ad un raso bianco e ad un pizzo nero e bianco ottenuti tessendo l’esclusivo filato Orange Fiber alla seta comasca, prodotti in fase di prototipazione. Per le produzioni future abbiamo messo a punto una serie di processi che ci consentono di produrre varie tipologie di tessuti, dai più strutturati ai più delicati, in modo da soddisfare tutte le esigenze di creazione dei brand di moda.

In Italia è difficile portare avanti l’idea?

Trasformare un’idea in un progetto imprenditoriale e farlo crescere non è semplice. Ci sono ostacoli e difficoltà in qualunque parte del mondo ci si trovi. Per un progetto industriale sperimentale come il nostro poi, le complessità e gli intoppi sono sempre dietro l’angolo. Probabilmente il più grande scoglio è sempre stato reperire i fondi sufficienti per mantenere in vita e far progredire il nostro progetto, visto che non abbiamo ancora commercializzato il nostro tessuto. Fortunatamente non siamo state mai sole e il supporto e l’affetto di chi ci circonda e collabora con noi,  ha permesso di superare anche le difficoltà più grandi.

I primi prototipi di tessuti – probabilmente la prima grande soddisfazione ottenuta da Orange Fiber ,sono stati realizzati grazie all’ingresso in società di alcuni imprenditori siciliani e all’incubazione e al finanziamento del bando Seed Money di Trentino Sviluppo: un raso bianco e un pizzo nero e bianco ottenuti tessendo l’esclusivo filato Orange Fiber alla seta comasca e due varianti di filato di colore giallo e arancio, presentati in anteprima il 16 settembre 2014 all’Expo Gate di Milano in occasione della Vogue Fashion Night Out.  A dicembre 2015, grazie al contributo del bando di finanziamento Smart&Start di Invitalia, siamo riuscite a far nascere il nostro primo impianto pilota per l’estrazione della cellulosa da agrumi atta alla filatura, ed oggi, grazie alla vittoria del Global Change Award – l’iniziativa lanciata dall’organizzazione no-profit H&M Foundation nel 2015 con l’obiettivo di ricercare idee innovative capaci di chiudere il cerchio nell’industria della moda per salvaguardare il nostro pianeta – abbiamo la grande fortuna di poter investire il grant ricevuto in ricerca e sviluppo e beneficiare di un anno di consulenza e accelerazione personalizzata offerta da Accenture e dal KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma per far crescere e consolidare il nostro progetto e la nostra azienda.

Un bilancio più che positivo insomma, e una storia , quella di Orange Fiber , che dimostra che un progetto nato in Italia ha opportunità di crescita importanti e può ottenere grandi soddisfazioni che travalicano i confini nazionali.

Progetti per il futuro?

Oggi stiamo lavorando all’ottimizzazione del processo di produzione industriale dei nostri filati e tessuti e ci prepariamo all’importante sfida del lancio del prodotto sul mercato entro il 2016 in co-branding con un’azienda di moda che sposi i nostri valori di sostenibilità, etica ed innovazione.

Nel medio termine prevediamo di continuare a testare, migliorare e scalare la nostra idea di business, sviluppando ulteriormente il nostro processo sul modello dell’economia circolare e consolidando la nostra presenza nel mercato dei tessuti sostenibili e innovativi.

Con Orange Fiber, infatti, vogliamo diventare il first mover italiano nel segmento dei tessuti sostenibili attraverso una produzione “green” di tessili cellulosici da fonti rinnovabili e creare un marchio tessile altamente riconoscibile e differenziato dagli altri per l’impegno nella tutela dell’ambiente e la trasparenza dell’intera catena di produzione.

                                                                                                                                                                                       Rosa Maria

Per maggiori informazioni:
Web site: www.orangefiber.it
Twitter: bit.ly/twitterOF
Facebook: bit.ly/facebookOF
Instagram: bit.ly/instagramOF

Fondatrici
Adriana Santanocito, CEO & Co-Founder
Enrica Arena, CMO & Co-Founder
Ph Stefano Sciuto, Vincenzo Leonardi

Rosa Maria Tomasello

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