Sicilia: terra di Sole, Amore e Fichi d’India

by Graziella Costanzo
0 comment

“È solo uno schizzo, dopo tutto, pochi tocchi rudimentali qui e là, che non esauriscono il tema ma si limitano a mostrare quel che potrebbe diventare. Talora mi viene da pensare che le stesse Foglie non siano che la stessa cosa: un passaggio verso qualcosa, piuttosto che un oggetto concluso in se stesso”.

                                                                                                                                                                                                                                  ( Walt Whitman )

Leggendo questi versi, in un assolato pomeriggio siciliano, vengo subito rapita dalla bellezza del nostro paesaggio, ricco di colori, profumi e odori e dal verde scintillante dei fichi d’India, una pianta tanto amata dai siciliani per la sua bellezza ornamentale e per i suoi frutti, che tradizione siciliana vuole che vengano consumati freschi al mattino durante la colazione.
Forse molti non sanno che il fico d’India, il cui nome botanico è Opuntia ficus indica, è una pianta che sebbene caratterizzi in modo peculiare il territorio siciliano ha un’origine incerta. La sua presenza sul territorio messicano e sulle alte vette della Cordigliera delle Ande ci spinge a pensare che il suo arrivo in Europa sia avvenuto dopo la scoperta dell’America da parte degli spagnoli, tuttavia alcuni scritti documentano la presenza del fico d’India in zone desertiche dell’Asia e dell’Africa settentrionale in periodi antecedenti. Lo stesso nome Opuntia ficus indica, molto probabilmente prende origine dall’antica città greca di Oponzio dove veniva coltivato una varietà di fico d’India dai frutti gialli.

Dal colore dei frutti possiamo distinguere tre varietà di fichi d’india: la sulfarina che è caratterizzata da frutti giallo – arancione, la sanguigna dai frutti rosso porpora e la muscaredda dai frutti bianchi. La tradizione popolare considera i frutti un’ottima fonte di fibre e zuccheri, mentre ai fiori viene affidato un ricco potere depurativo e diuretico.

Il fico d’India è una pianta che può raggiungere anche i 5 metri di altezza e il suo fusto è formato da cladodi, meglio noti come pale che sono interamente ricoperte di spine. Proprio alle pale vengono attribuite proprietà disinfettanti e cicatrizzanti infatti gli antichi contadini siciliani utilizzavano le pale del fico d’India per far rimarginare i profondi tagli della pelle, causati da qualche attrezzo per lavorare i campi.
Tranquilli, non vi parlerò dei suoi frutti e della buonissima mostarda che fanno le donne della mia terra ma delle proprietà e dell’uso culinario delle pale, che ho appreso in un viaggio a Cancùn, capitale dello Yucatán. In Messico infatti, i giovani cladodi sono conosciuti col nome di Nopal (dall’antico termine in lingua azteca “nopalli”, che significa foglie) e sono utilizzati nella cucina messicana, dopo esser stati privati della cuticola e delle spine, come verdura in insalate gustose e nutrienti. Già gli antichi aztechi consideravano sacra questa pianta e la utilizzavano per scopi terapeutici per non dimenticare che si trova come stemma nella bandiera Messicana.

 

Ma se è una pianta così miracolosa e tanto bella anche da vedere per la bellezza dei colori dei suoi fiori perché non impariamo anche noi a cucinare i nopales come fanno i nostri amici messicani?

La ricetta di cuor di zenzero di oggi è proprio l‘insalata di nopales

Ingredienti:

• 6 – 7 pale
• 500 gr di pomodori ciliegino
• 1 cipolla di Tropea
• sale
• olio extra vergine d’oliva
• origano di Solarino

Preparazione

Spelliamo le pale di fico, facendo in modo che vengano eliminate tutte le spine e le tagliamo a pezzetti. Riempiamo una pentola di acqua e facciamo scottare i pezzetti di pale, aggiungendo anche un po’ di cipolla, fino a quando diventano morbide. Appena pronte, scoliamo il tutto e laviamo in acqua fredda per togliere lo strato gelatinoso. Si mettono in un piatto con il pomodoro precedentemente tagliato a pezzi e le fettine di cipolla e si condisce il tutto con un pizzico di sale, un po’ d’olio d’oliva e il nostro profumato origano.

Graziella Costanzo

You may also like

Leave a Comment