L’orto in città (urban garden style)

by Rosa Maria Tomasello
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Le nostre città sono piene di angoli incolti, abbandonati, di piazze e slarghi che nessuno cura.

Ebbene è arrivato il momento di tirarci su le maniche, mettere i guanti da giardinaggio e iniziare la bonifica.

L’orto urbano è un’esperienza a dir poco straordinaria, riesce a dare una motivazione a chi, disperato per la perdita di lavoro o giovane in cerca di un’identità, trascorre le sue giornate tra il divano, il televisore il telefono e il PC. Risanare (pulire prima, magari differenziando i rifiuti, e preparare il terreno) e coltivare con pazienza alberi da frutto o ortaggi e perché no, anche fiori,  rendersi utile insomma  riesce ad allontanare dall’accidia e dalle cattive compagnie.

Ed è dal recupero dell’uomo che vorrei partire raccontando l’esperienza di Catania, la città in cui vivo.

C’è un quartiere chiamato Librino, progettato dal grande architetto giapponese Kenzo Tange che, in seguito all’approvazione del P.R.G. redatto da Luigi Piccinato, fu incaricato di occuparsi del piano particolareggiato. L’area in questione prevedeva l’accoglienza di circa 60.000 abitanti in un sistema moderno costituito da grossi anelli delimitati da larghe strade ed isole alberate, nonché strutture sociali, scolastiche, religiose ed amministrative tali da renderlo perfettamente autonomo dalla città. Un’idilliaca città satellite, a “new town” in cui lingue di verde tra gli stabili abitativi e un vasto parco di 31 ettari ne dovevano fare meta di gite fuori porta per i cittadini catanesi.

Ma come spesso succede i pianificatori non si addentrano nel luogo per capire o prevedere a cosa un simile intervento avrebbe dato origine inserendo case popolari e cooperative edilizie. Tutto ciò è stato aggravato dall’inquinamento acustico (aeroporto) e dal fatto che i catanesi hanno sempre preferito spostarsi verso “a muntagna”, l’Etna, non verso il mare.

Vivere a Librino significa essere etichettati come delinquenti, spacciatori, mafiosi in un sostantivo criminali.

Ma oggi non più. Grazie a uomini illuminati e di grande cultura come Antonio Presti, ai ragazzi di Librino è stata data una nuova chance: attraverso l’arte ed opere emblematiche come la porta della bellezza o l’Etna dello street artist Blu, il quartiere esce lentamente dal degrado perché ci crediamo, la bellezza cambierà il mondo.

E poi vi è l’esperienza di un gruppo di folli, perché solo chi è pazzo riesce a vedere al di là dell’apparenza, che alcuni anni fa  ha preso possesso della struttura di San Teodoro, ideata per l’Universiade 1997 (a Librino non è stata svolta nessuna gara) ma le palestre e il campo erano alla mercé di tutti e quindi nel  2012 si inizia dall’occupazione del campo, di due palestre con i relativi spogliatoi e della club-house.

Nell’arco di due mesi un centinaio di persone organizzano campo e strutture, e la squadra di calcio di Librino, i Briganti, ha finalmente un posto dove allenarsi. Inoltre nasce la Librineria una biblioteca, e la club-house dove organizzare il terzo tempo.

Sorvolo sulla trafila burocratica per ottenere le regolari autorizzazioni da parte del comune in seguito all’occupazione “abusiva”

Ma come fare per ripulire e sanare le aree piene di sterpaglie che con la calura estiva abbinata al vento possono dar origine a devastanti incendi?  Nulla di più ovvio: si coinvolgono i pensionati non solo per pulire il terreno ma soprattutto per dare origine a un orto. Hanno iniziato in 5 e oggi sono più di 60.

E così a 60 famiglie non manca più la verdura fresca e biologica per tutta l’estate. Inoltre l’orto è il nuovo centro di aggregazione e noi, come anche Slow Food, promotore dell’intervento, non ci stanchiamo di ripetere che la coltivazione diretta crea comunità, convivialità, rispetto perché insegna ad aspettare con pazienza la crescita dei prodotti; durante l’attesa si ha la possibilità di dedicarsi all’irrigazione, all’estirpazione delle erbe infestanti, alla pausa caffè con il vicino, allo scambio delle tecniche, delle sementi o delle piantine, e del recupero di chi prima rubava i prodotti dell’orto ed ora è diventato coltivatore.

Ci teniamo a dire che i terreni sono ceduti gratuitamente dal comune che contribuisce fornendo i punti acqua.
Le richieste sono in aumento e tante sono le persone che adesso coltivano il proprio per poter canticchiare:

Maramao perché sei morto
pan e vin non ti mancava (e soprattutto)
l’insalata era nell’orto
e una casa avevi tu.

 Rosa Maria

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