#2SFS – Due “Stelle” fanno scintille!!!

by Marco Miuccio
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20160614_194354Un invito, di quelli che ti aspetti e su cui speri in maniera dichiaratamente spudorata, è l’occasione per 20160614_201902un’esperienza sensoriale di alto livello!

Non capita tutti i giorni di poter deliziare i sensi con un menù stellato, preparato a quattro mani, da due giovani Chef, orgoglio della nostra regione, che proprio quest’anno sono stati insigniti del più ambito riconoscimento del settore, la stella Michelin.

20160614_195644Martina Caruso, la più giovane donna d’Italia ad entrare nel ranking Michelin, Chef dell’Hotel Signum di Malfa dell’Isola di 20160614_195654Salina, una splendida struttura diffusa, dalla tipica architettura delle Isole Eolie, e Giovanni Santoro, Chef stellato dello “Shalai Restaurant”, sala dell’antico Palazzo, ex Municipio del Comune Etneo di Linguaglossa (CT),  in cui i cugini Luciano e Leonardo Pennisi hanno realizzato una struttura di Charme e Relax, hanno creduto molto nel progetto che li ha visti protagonisti, che hanno voluto chiamare “Due stelle fanno scintille”, coniando per l’occasione l’hastag #2SFS!

Dopo un primo appuntamento allo Shalai restaurant, dove Martina è stata ospite, portando i suoi piatti a base di pesce, in un voluttuoso slalom parallelo, che non è mai stato competizione con il bravissimo Giovanni, è stata la volta della seconda manche, al Signum Hotel, dove questa volta i protagonisti hanno preparato dei piatti a base di carne.

20160614_195456Prima di sederci a tavola, rigorosamente da soli, come i migliori critici gastronomici, prendendo appunti sulle materie prime utilizzate, sulle preparazioni, sui vini, su tutto ciò che poteva dare una parvenza di serietà al nostro ruolo, mascherando abilmente l’emozione modello “bambino al luna park”, abbiamo avuto l’occasione di intervistare l’ospite della serata, regalandoci nuove emozioni derivanti dalla scoperta di una genuinità ed una semplicità, figlie delle radici e del territorio.

Giovanni Santoro, 33 anni, nasce a Linguaglossa (CT), paesino alle pendici dell’Etna, famoso ai più  per essere una località invernale, diversa dalle c.d. stazioni sciistiche, più simile, nei ricordi d’infanzia dello scrivente, al posto dove andare a fare il pupazzo di neve con i genitori e scivolare con lo slittino trainato dall’immolato di turno, indossando una di quelle tutine anni settanta, assomigliando ad un astronauta!

Giovanni cresce giocando nella strada del vecchio Municipio, guardando quel palazzo, ormai in disuso, ma dal fascino antico; ancora adolescente, sceglie la strada dell’accoglienza, specializzandosi nella difficile arte della cucina, iniziando dal basso, dal ruolo che oggi si chiamerebbe Comìs, ma che un tempo era il “tutto fare” in cucina, addetto alla preparazione di base delle materie prime.

E dopo aver lavato, tagliato e preparato tutto ciò che gli capitava a tiro, cresce anche professionalmente, iniziando a salire di livello, percorrendo tutta la trafila dei ruoli, che lo porterà ad essere responsabile di una cucina.

20160614_212152Ed è proprio in questo ruolo, ci spiega, che dalla sua cucina non esce un piatto se non è transitato da quello che impariamo chiamarsi “Pass”, il giudizio finale del suo ideatore, che ne controlla la temperatura e la preparazione, completandone la presentazione, autorizzandone la fuori uscita in sala.

L’incontro con i cugini Pennisi, compaesani visionari, eredi di Saro e Peppino, uomini d’altri tempi, provenienti da umili origini, ma dalla spiccata mentalità imprenditoriale, coraggiosi nel passare dal gregge di pecore alla macelleria, dalla salumeria al bar, senza mai abbandonare alcuna attività, novelli “mazzarò” di Verghiana memoria, accumulatori intelligenti di “Robba” (appositamente scritto con due “b”), ma costruendo il futuro dei loro figli e nipoti, infondendo loro il sacro ed inviolabile vincolo del legame familiare, è per Giovanni l’occasione di tornare a lavorare nel suo paese, annusando che quell’antesiniana “fame e follia” dei suoi due amici, poteva essere motivo di crescita per la loro poco conosciuta terra natìa.

Ed è così che, dopo anni di sacrifici, impegni economici importanti, scommesse rigorosamente “contro”, lo Shalai è oggi una struttura conosciuta, che ha ricevuto, attraverso il riconoscimento “stellato” assegnato al suo Chef, la giusta ricompensa per gli sforzi profusi, in un vero esempio d’imprenditorialità giovanile, col valore aggiunto che, la stessa, è stata realizzata nella difficilissima Sicilia.

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20160614_201849Ed è forse questo parallelismo d’impegno e sacrificio familiare, di scommesse ed investimenti, di unione nelle difficoltà, che accomuna le due famiglie di albergatori, i Caruso ed i Pennisi, che ha fatto crescere l’amicizia e la fiducia verso la possibilità di una collaborazione sincera e proficua per entrambe, con lo scopo di crescere e sviluppare il comune concetto di accoglienza.

La storia della terra di Giovanni si riconosce, come abbiamo imparato a capire anche dalla cucina di Martina, nei suoi piatti, dove la tradizione, l’utilizzo dei materiali poveri, della base delle ricette familiari, si mescola con l’innovazione, le nuove tecniche di cottura, la variazione delle consistenze, in un equilibrio difficilmente raggiungibile da chi non si dedica, anima e corpo, alla ricerca della perfezione.

Il menù, equamente diviso tra i protagonisti, i cui piatti sono visionabili in foto, con la descrizione nelle didascalie, ha visto l’abbinamento di vini importanti, uno per ogni piatto, scelti dai due Sommelier delle strutture, anch’essi impegnati in un match in doppio per l’occasione, unitamente alla proposta di pane e focacce, da accostare ai piatti in maniera studiata e programmata, senza lasciare nulla al caso, ma accettando di farsi guidare ed accompagnare nel percorso sensoriale pensato dai protagonisti.

Dopo la scelta personale di un Gin Tonic, nell’occasione “tutto italiano” nei suoi componenti, si inizia con sei ingressi in versione “Finger”, un antipasto coraggioso e tecnicamente complicato, dal piacevole ed innovativo impatto alcolico, due primi sorprendenti, dove Martina utilizza il Presidio Slow Food del “Suino nero dei Nebrodi” e Giovanni ci induce a rivalutare la nostra poca propensione per i risotti, per continuare con due secondi di alto lignaggio, dove la carne, preparata con cottura perfetta, è sempre accompagnata da elementi decisi, presentati in diverse consistenze ed accostamento. I dessert chiudono magistralmente la serata, fino al momento della piccola pasticceria in terrazza, dove Raffaele “Raffo” Caruso e la sua “Trilly” Josephine, hanno accompagnato in maniera delicatamente alcolica il dolce momento di picco glicemico.

Gli ingressi “Finger”:

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Carpaccio di Vitellina con albicocche e zenzero (G.S.)

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Crumble al guanciale affumicato e guancetta (G.S.)

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Arancinetto di Quaglia fritta con salsa dolce di cipolla e mentuccia (G.S.)

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Battuta di manzo di razza Fassòna con mela e zafferano (M.C.)

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Rocher di agnello (M.C.)

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Panino con interiora di bovino, suino e pollo, con salsa bernese e cetriolo (M.C)

L’Antipasto:

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Animella di vitello con geleè al Campari e spuma di panna acida (M.C.)

Vino in abbinamento: Etna Bianco Superiore – Contrada Villagrande DOC 2013 – Azienda Barone Villagrande

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I Primi:

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Cappelletti con ragù di “Suino Nero dei Nebrodi” – Presidio Slow Food (M.C.)

Vino in abbinamento: Etna Bianco DOC 2013 – Quantico

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Risotto con fonduta al “primo sale”, rosmarino, salsiccia battuta al ceppo affumicata (G.S.)

Vino in abbinamento: SRC Rosato 2015 – Azienda Crasà

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I Secondi:

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Agnellino da latte scottato, riduzione al “Nerello” dell’Etna, chips di patate e bufala (G.S.)

Vino in abbinamento: Rovittello Etna Rosso DOC 2011 – Benanti

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Guancia con cipolla, liquirizia ed arancia amara (M.C.)

Vino in abbinamento: Faro Palàri 2009 – Azienda Palàri

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I Dessert:

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La Ciliegia “Mastrantonio” dell’Etna (G.S.)

Cocktail in abbinamento: Vermout al miele

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Zuppa di latte con polvere di caffè e riduzione di carrubba (M.C.)

Cocktail in abbinamento: Infuso alcolico al cioccolato

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La piccola pasticceria e la Malvasìa delle Lipari DOC

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Raccontarvi che tutto sia finito lì sarebbe già abbastanza, ma non potrei dormire sereno, sapendo di avervi mentito!

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L’atmosfera familiare, figlia di una simpatia reciproca, esistente con i membri della famiglia Caruso, con Luca, Martina, Raffaele, e tutti i loro collaboratori, ma anche con la piccola brigata di Giovanni, ha fatto si che la serata si protraesse fino a tarda notte, con l’espressione massima della convivialità nello spaghetto monograno “Felicetti” delle 02.00 del mattino, rigorosamente aglio, olio e peperoncino, magistralmente risottato dal Sous Chef del Signum Hotel, Giacomo “James” Caravello!

Si sceglie dolosamente di non pubblicare ulteriori foto del momento notturno per mantenere quella parvenza di serietà e decenza che impone il ruolo, ma vi assicuro che c’è chi ha “bevuto” dal piatto il sughetto restante, diventando eternamente ricattabile dallo scrivente.

Un nuovo appuntamento già programmato lascia intravedere la sua luce all’orizzonte, per una luminosa alba di una prossima recensione, quando, scesa la notte, le stelle che si conteranno saranno tre!

A presto!

 

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