Noi, figli della Terra

by Rosa Maria Tomasello
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Avete mai provato ad inginocchiarvi su un campo e con le mani nude o una piccola zappa provare a fare una buca per piantare o seminare? Oppure a tirare l’erba infestante dal vostro orto? Od ancora osservare come cambia un albero da frutto nelle varie stagioni? O semplicemente guardare le mutazioni cromatiche dei campi di grano dal verde intenso, della primavera al giallo dell’estate, che presto diventerà terra riarsa dal sole in attesa della nuova semina?

Il contatto con la natura, ed in particolare con la coltivazione, se si vive da bambini ci segna per sempre e da adulti ci spingerà a instaurare una simbiosi con la nostra Madre Terra.

Tutti gli studi svolti sul periodo dell’infanzia dimostrano quanto sia importante inserire la natura nell’educazione come, per esempio, sostenuto da Maria Montessori che, già all’inizio del secolo scorso, aveva intuito il legame speciale che esiste tra infanzia e natura cogliendone le immense potenzialità formative.

La stessa pedagogista e scienziata ha concretizzato ed integrato questo legame nelle sue prime Case dei Bambini e lo ha sviluppato sistematicamente ed organicamente fino al percorso educativo adolescenziale.

In particolare l’educatrice evidenziava il contrasto esistente tra la vita naturale e quella sociale dell’uomo civilizzato e quanto palesemente quest’ultima costringa l’essere umano a rinunzie e restrizioni, condizionando pesantemente lo sviluppo infantile.

Tale intuizione è stata colta e applicata anche al di fuori delle scuole Montessori: in  Olanda, per esempio, non solo le scuole ma anche le municipalità hanno saputo cogliere gli effetti benefici sociali degli orti scolastici. Segnaliamo che ad Amsterdam già dal 1930 l’attività degli orti è parte integrante del programma delle scuole di base ed è estesa a tutti i bambini della città. Ogni singolo bambino ha a disposizione 10 mq in cui coltiva, ogni anno scolastico, le proprie verdure, i fiori e le piante officinali.

Anche in Italia si stanno diffondendo gli orti scolastici, negli ultimi anni c’è stato un vero incremento, grazie alla maggiore sensibilità della società civile nei confronti dei temi connessi alla natura, all’ambiente, alla salute e all’alimentazione.

Ci ricorda Carlo Petrini, fondatore di Slow Food International, nel “In giardino e nell’orto con Maria Montessori”, che già a metà degli anni ’90 la sua Associazione propose nelle scuole un nuovo metodo di educazione alimentare basato sull’attività pratica nell’orto e sullo studio e la trasformazione dei prodotti in cucina .

La conseguenza fu la nascita del progetto “The Edible Schoolyard”, diffuso a livello internazionale e concretizzatosi nel 2003 negli orti scolastici italiani denominati Orto in Condotta. Di questi orti  se ne contano ad oggi oltre 500 in tutta Italia.

Anche il nostro blogger Marco Miuccio porta avanti a Filicudi il progetto gli orti didattici della Condotta Isole Slow Siciliane.

Dalle scuole in Italia sono partite anche altre esperienze quali “Gli orti di pace” e “Le fattorie didattiche”; ma sono anche numerose le associazioni che mettono a disposizione delle scuole il proprio terreno per darlo a disposizione dei piccoli studenti accompagnati dagli insegnanti.

Noi ne conosciamo una che ha sede a Belpasso e si chiama “Vivereverde” e che ha come fine quello di fornire alle comunità civiche vicine un servizio culturale, educativo, formativo, per la promozione della salute e lo sviluppo sostenibile.

Questa associazione nasce dall’idea di Mariarosa Marcantonio, maestra e artista, che trovandosi in possesso di un’estesa “sciara” [dall’arabo ša’ra «terreno sterile e incolto, sodaglia» su un derivato del lat. significante «lava incandescente», poi «lava indurita» Termine usato in Sicilia nella zona etnea per indicare gli accumuli di scorie vulcaniche che si formano sulla superficie o ai lati delle colate laviche, Cit.] visualizza un sogno: mettere a disposizione dei propri alunni, e non solo, un campo adatto alla coltivazione di ortaggi.

Così inizia la bonifica: la proprietà, che si estende su tre ampi terrazzamenti, innanzi tutto viene recintata e protetta con un muro; successivamente realizza un pozzo per uso irriguo e contestualmente aggiunge terra fertile alla base pietrosa e brulla; infine pianta numerosi alberi acquistati dalla forestale: cipressi, pini, pioppi, jacaranda, rubinie, leyland, pioppi tremuli, falso pepe.

Non vi sono solo alberi ad alto fusto ma anche gelsomini e buganvillee, che colorano e profumano la recinzione, arbusti come alloro, lavanda, rosmarino, e tanti alberi da frutto: meli, peri, ulivi, mandorli, aranci, pompelmi, melograno, kaki, peschi, albicocchi…

Il progetto educativo-formativo che viene svolto si chiama “Il seme di Sciara” e si avvia attraverso il coinvolgimento delle scuole instaurando un rapporto continuativo con gli insegnanti che indirizzano i piccoli studenti alle attività che, attraverso il contatto diretto con la natura e il coinvolgimento attivo nei lavori tipici della coltivazione naturale, facciano acquisire la consapevolezza di essere parte dell’intero ecosistema Terra.

Vivere Verde porta avanti l’idea che bisogna cambiare sia le abitudini alimentari che il nostro stile di vita, fondato principalmente sullo spreco di energie e risorse, e per farlo ritiene che questo possa avvenire principalmente attraverso l’educazione ai concetti Slow di “buono, pulito e giusto” iniziando dai bambini, che hanno ancora tutto da imparare.

Pertanto ogni classe partecipante ha in gestione un bancale completo di pacciamatura su cui realizzare un orto sinergico di m5x1,20×60 con i semi e le piantine da mettere a dimora e gli attrezzi necessari per il lavoro.

Gli scolari operano a gruppi di 10 e al lavoro manuale si alterna la teoria che insegna, tra l’altro, a ricercare le erbe spontanee commestibili e all’osservazione delle varietà arboree al fine di coglierne la forma.

I bambini porteranno a casa i prodotti dell’orto via via disponibili.

Tutto questo porterà alla formazione di donne e uomini che saranno capaci di comprendere l’ambiente che li circonda e che sapranno gestirlo in maniera naturale, che avranno uno spiccata capacità di osservazione e cooperazione ma soprattutto saranno capaci di modificare il loro atteggiamento attraverso la riflessione e la pazienza apprese nell’attesa che la natura svolga il suo compito.

Infine numerose sono le attività che vi si svolgono: giochi basati sulla sensorialità e sulle percezioni: rumori, odori, colori, percezioni tattili; osservazione delle forme di insetti, bruchi, ragnetti, lombrichi (necessari per la buona salute del terreno); osservazione delle piante per conoscere le caratteristiche morfologiche, per coglierne la forma e disegnarli in estemporanea; ricerca di erbe spontanee dall’alto valore nutritivo e curativo; esperienze di semina e piantumazione; giochi a quiz; costruzione piccoli oggetti riciclando materiali di scarto.

Ma è all’ombra di un gigantesco falso pepe che i bambini si siedono in circolo nelle panchette che lì si trovano per ascoltare i racconti e trarre le conclusioni della giornata appena trascorsa e infine ringraziare la nostra Madre Terra abbracciando l’albero che li protegge per dirgli “grazie!”.

Info e contatti:

Ass. culturale ”Vivereverde”

10a Strada, 61 _ Belpasso

mail vivere_verde@libero.it

Rosa Maria

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