Olio di palma, addio Nutella!

by Rosa Maria Tomasello
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Lo ammetto: da quando si parla ovunque dell’olio di palma non ho più acquistato prodotti che lo contengano.

Grazie anche alla normativa europea (Regolamento (UE) n.1169/2011) che obbliga l’indicazione in etichetta degli oli vegetali presenti nell’alimento ci accorgiamo che l’olio di palma si trova ovunque: dai biscotti per l’infanzia al pane in cassetta che spesso teniamo in casa per le emergenze.
E purtroppo è anche un ingrediente fondamentale della crema spalmabile più famosa al mondo: la Nutella.

L’olio di palma, prima che fosse scoperto dagli europei e commercializzato, era molto usato nei paesi dell’Africa occidentale per il consumo alimentare. Esportato dai colonizzatori per il basso costo di produzione, fu utilizzato all’inizio come lubrificante per le macchine della rivoluzione industriale e nell’industria cosmetica.

Fu nei primi anni del 1900 che la coltivazione della palma da olio (Elaeis guineensis) venne introdotta nell’isola di Giava dagli olandesi, e in Malesia dove le piantagioni furono gestite soprattutto da britannici.
Attualmente la Malesia e l’Indonesia detengono il primato della produzione mondiale globale (ne esportano l’87%).
La pianta da cui deriva ha un’alta resa e a parità di terreno rende molto più olio del girasole o della soia.

Quest’olio si utilizza nei settori energetico, farmaceutico e della produzione di mangimi ma è l’industria alimentare che più impiega tale alimento: è un grasso solido simile al burro e riesce a rendere gli alimenti cremosi senza alterarne i sapori e permettendo di conservarsi a lungo. Anche se di origine vegetale l’olio di palma è un grasso saturo non idrogenato (per intenderci la sua struttura chimica è simile a quella del burro, grasso di origine animale) studi medico scientifici in merito hanno dimostrato che un uso eccessivo potrebbe danneggiare la salute e far aumentare principalmente le malattie cardiovascolari.
E che dell’olio di palma ne facciamo un abuso è innegabile, visto che è contenuto dappertutto e lo consumiamo più volte al giorno tutti i giorni…
Noi raccogliamo l’appello del WWF che nel 2014, nella Giornata Mondiale dell’Alimentazione, ha chiesto ai consumatori di prestare più attenzione ai prodotti che acquistano, avendo come obiettivo quello di informarli sui danni prodotti dalle coltivazioni intensive di palma da olio.

Per la produzione dell’olio infatti vengono distrutti molti spazi di foresta tropicale, come ad esempio le ultime foreste dell’isola di Sumatra. In Indonesia vivono oranghi, elefanti, tigri e rinoceronti a cui pian piano viene sottratto spazio vitale e degli stessi animali, nel corso di dieci anni, sono rimasti poche centinaia di esemplari. Foreste tropicali vergini ricche di biodiversità vengono distrutte da incendi per far posto alle piantagioni di palme da olio, legandosi indissolubilmente all’insostenibilità di ciò che ne deriva.

Il WWF consiglia di scegliere prodotti di aziende che si approvvigionano di olio di palma certificato secondo i criteri della Roundtable on Sustainable Palm Oil (la tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile) ma sarebbe ancora meglio per l’ambiente (e per la salute) se tutti portassimo a casa alimenti palm oil free.

Rosa Maria

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