Differenzia chi-ama!

by Rosa Maria Tomasello
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“La raccolta differenziata, no, io non la faccio, butto tutto in un unico sacco. Tanto conferiscono tutto in un posto. Tutto in un’unica discarica, magari abusiva. Credi ancora a queste leggende?”

Ho smesso di contare il numero delle volte che hanno commentato così a casa mia i miei ospiti quando, sparecchiando, dividevo l’organico da altro tipo di rifiuti.
Ebbene si. Io differenzio da quando ho memoria, ovvero da prima che fosse un obbligo di legge (i miei genitori avevano un garage molto grande e lì raccoglievamo carta e vetro da dare agli scout) e a casa ho ricavato lo spazio per tenere 5 tipi di raccolta: l’organico, la carta, la plastica (non utilizzo stoviglie usa e getta, tengo a precisarlo) e le lattine, il vetro e l’indifferenziata.
Poi ci sono i rifiuti che porto all’isola ecologica (farmaci scaduti, piccoli elettrodomestici, lampadine, e così via) ed ho anche ricevuto uno sconto sulla T.A.R.S.U. per aver conferito la differenziata direttamente lì.
Premesso questo, bisogna capire perché differenziare i rifiuti è importante.
Innanzi tutto differenziare è un obbligo di legge sia a livello nazionale che europeo e numerose sono le leggi in merito. La più recente è la Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008 che in sintesi afferma che “la produzione di rifiuti è stata a lungo considerata come un inevitabile e imprescindibile sottoprodotto dell’attività economica e della crescita. Grazie alla tecnologia moderna e a pratiche di allevamento attente, tale collegamento ciclico può essere rotto.”
Compito della Direttiva è stabilire un quadro giuridico per il trattamento dei rifiuti nell’Unione europea (UE), studiato in modo da proteggere l’ambiente e la salute umana, sottolineando l’importanza di adeguate tecniche di gestione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, volte a ridurre le pressioni sulle risorse e a migliorare il loro uso.
Quindi, nostro malgrado, la produzione di spazzatura è direttamente proporzionale al consumo di cibo e al benessere raggiunto dalla nostra società.
Perché allora non invertire questa tendenza e far diventare il sottoprodotto fonte di reddito?

Il Decreto Ronchi del 1997 è la legge emanata dallo Stato Italiano che regola la gestione dei rifiuti. Essa è basata sul principio delle 4 R: Ridurre – Riutilizzare – Riciclare – Recuperare.
La raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio e al recupero è uno dei sistemi più efficaci per contrastare l’emergenza rifiuti perché permette di ridurre il volume dei materiali da inviare in discarica. Riciclare infatti significa trasformare i rifiuti in materiali riutilizzabili, sistema efficace per ridurre i consumi energetici delle industrie e per risparmiare sulle materie prime, così il vetro, la carta, la plastica, l’alluminio recuperati arrivano in apposite ditte che li lavorano fino a farli tornare ad essere materie prime pronte ad essere lavorate e riutilizzate.
Ma in questa sede quello che più ci interessa è il trattamento dei rifiuti organici ovvero il compostaggio, processo biologico aerobico, accelerato e controllato, che porta alla produzione di compost mediante l’azione di batteri e funghi. Il compost viene poi utilizzato come ammendante in agricoltura e nella florovivaistica.

Gli impianti industriali di compostaggio sono suddivisibili in impianti a ciclo continuo (ove il materiale viene quotidianamente caricato) e in sistemi batch, ove il materiale viene caricato in lotti, tipicamente in biocelle, e rimane chiuso per poco più di una settimana prima di terminare il processo in platee. É importante segnalare il ruolo positivo della pratica del compostaggio, nel riciclo dei rifiuti urbani, per il sequestro del carbonio nel terreno che avrebbe invece generato metano, qualora il destino del rifiuto fosse stato la discarica. Parallelamente agli impianti di compostaggio si sono sviluppati anche sistemi di digestione anaerobica della frazione organica. In questi impianti viene estratto gas (generalmente metano). Il materiale digerito dovrebbe comunque essere avviato ad impianti di compostaggio. Ma nella realtà i costi della filiera industriale del compostaggio e/o della digestione anaerobica sono piuttosto elevati. L’accettazione sociale di impianti di grandi dimensioni sui territori rimane un problema sempre “hot”. Il recepimento italiano della Direttiva 2008/98/CE introduce il concetto di “auto compostaggio”, come il compostaggio degli scarti organici dei propri rifiuti urbani, effettuato da utenze domestiche, ai fini dell’utilizzo in situ del materiale prodotto. L’auto compostaggio o compostaggio domestico, si pone come importante integrazione alla raccolta separata dell’organico in particolare quando si è in presenza di case sparse. In questi contesti la raccolta dell’organico diviene economicamente proibitiva e il compostaggio domestico diventa complementare ai sistemi di raccolta basati sul “porta a porta”. Il compostaggio domestico è attuato normalmente con l’ausilio di compostiere domestiche. L’auto compostaggio è importante anche perché viene interpretato come tecnica di riduzione dei rifiuti a monte e quindi come riferimento alla prima delle priorità europee nella gestione rifiuti ovvero la riduzione.
Da questi dati si evince che i rifiuti rappresentano un’enorme opportunità di crescita sostenibile in termini di riduzione del consumo di risorse naturali e di sviluppo ed implementazione di tecnologie per il riciclo di materia ed il recupero di energia. Numerosi sono gli esempi di approcci tecnologici per sfruttare le potenzialità dei rifiuti nell’ottica della green economy, e tante potrebbero essere le idee per convertire la spazzatura in punti, premi o soldi.

Se si puntasse solo sulla raccolta differenziata, ma a farlo dovrebbe essere sia una buona politica che un buon governo supportati da una pubblicità incisiva e capillare, magari scegliendo un testimonial di successo che possa entrare dentro le case e martellare sempre sullo stesso punto, allora si potrebbe allontanare la minaccia della realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia, io preferisco chiamarli inceneritori o cancrovalorizzatori perché produttori di diossina, e provare a rimediare ai danni che finora sono stati fatti e iniziare, con le nuove e impegnate generazioni, a ridare una speranza di futuro sostenibile in un pianeta sano ai nostri bambini.

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