B come bio-architettura

by Rosa Maria Tomasello
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Continua la nostra ricerca nell’ambito di ciò che è legato alla vita e al suo rispetto e di conseguenza a tutto ciò che ha come prefisso –bio.

Come per l’agricoltura, anche per l’edilizia da qualche tempo, già dagli anni ‘70, si parla e si porta avanti il concetto dell’architettura sostenibile (detta anche green buildingbioarchitettura o architettura bioecologica) che ha come obiettivo quello di progettare e costruire edifici capaci di limitare gli impatti nell’ambiente.

L’architettura sostenibile è un approccio culturale al progetto che fa riferimento alla Baubiologie (bioedilizia) nata negli anni ‘70 in Germania, e che si è poi sviluppata includendo i principi ecologici e il concetto di sviluppo sostenibile che,  definito nel tempo in vari modi,  secondo la definizione del WWF vuol dire: “Imparare a vivere nei limiti di un solo pianeta. Pertanto lo sviluppo sostenibile è la capacità della nostra specie di riuscire a vivere, in maniera dignitosa ed equa per tutti, senza distruggere i sistemi naturali da cui traiamo le risorse per vivere e senza oltrepassare le loro capacità di assorbire gli scarti e i rifiuti dovuti alle nostre attività produttive.”

Per raggiungere tale scopo è necessario che gli interventi umani si limitino entro le capacità di carico dei sistemi naturali conservandone la loro vitalità e la loro capacità rigenerativa; che il progresso tecnologico per la produzione di beni e servizi venga indirizzato all’incremento dell’efficienza a discapito dell’incremento del flusso di energia e materie prime; che l’emissione di scarti e rifiuti dovuti al metabolismo dei sistemi sociali non ecceda la capacità di assimilazione dei sistemi naturali.

La bioarchitettura è costituita dall’insieme delle discipline dell’architettura che si pongono con un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema. Attraverso l’utilizzo parsimonioso delle risorse giunge all’obiettivo di integrare le attività dell’uomo alle preesistenze ambientali ed ai fenomeni naturali, al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura.

Questo tipo di approccio è una pratica architettonica rispettosa dei principi della sostenibilità che, instaurando un rapporto equilibrato tra l’ambiente ed il costruito, soddisfa i bisogni delle attuali generazioni senza nuocere, con il consumo indiscriminato delle risorse, quello delle generazioni future.

Per modellare un mondo sostenibile portando in primo piano la lotta agli sprechi, alimentari e di energia, e garantire l’accesso alle fonti di energia a tutte le popolazioni della terra, bisogna iniziare dal territorio e iniziare a ridurre il consumo indiscriminato del suolo.

L’architetto ha davanti un compito arduo perché deve:

ottimizzare il rapporto tra l’edificio ed il contesto progettando luoghi significativi per aiutare l’uomo ad abitare attraverso la comprensione ed il rispetto del genius loci –(lo spirito del sito);

privilegiare la qualità della vita ed il benessere psico-fisico dell’uomo a discapito della speculazione selvaggia;

salvaguardare l’ecosistema anche attraverso il riuso di aree dismesse tramite la demolizione e la ricostruzione;

impiegare le risorse naturali (acqua, vegetazione, clima);

non causare emissioni dannose (fumi, gas, acque di scarico, rifiuti) si tende a realizzare edifici a consumo quasi 0 grazie anche un diffuso impiego di fonti energetiche rinnovabili (ci sono esempi di tali tipologie anche in Italia, nelle Marche la prima casa off-grid autonoma e scollegata dalle reti) *;

concepire edifici flessibili e riadattabili nel tempo con interventi di ampliamento o cambiamento di destinazione d’uso (anche se spesso le norme del P.R.G. sono estremamente rigide);

utilizzare materiali e tecniche ecocompatibili, preferibilmente appartenenti alla cultura materiale locale, già grandi maestri del movimento moderno come Frank Lloyd Wright, noto per la sua casa sulla cascata, applicarono tale concetto.

È anche chiaro che affinché tali principi possano integrarsi tra loro è necessaria una progettazione che si avvalga del contributo di numerosi specialisti. Fine primario della bioarchitettura è dare all’edilizia un nuovo indirizzo rivolto al rispetto delle esigenze dell’ambiente perché è sempre più noto che l’industria delle costruzioni, oltre al consumo indiscriminato del suolo, ha un forte impatto ambientale a causa dell’altissimo consumo energetico, delle sue emissioni nell’atmosfera e del diffuso utilizzo di materiali di origine petrolchimica che causano gravi problemi di inquinamento durante tutto il loro ciclo di vita.

Noi siamo fortemente convinti che nel futuro breve cambierà il modo di “fare architettura”, un modello che allo stato attuale non accetta modifiche ma  è rigido ed energivoro, e auspichiamo che sia l’architettura che si adegui alle utenze, che rispetti i luoghi, l’ambiente, l’ecosistema.

Una nuova architettura deve quindi fare della flessibilità e reversibilità il proprio punto di forza. Dobbiamo pensare e progettare organismi architettonici che prevedano operazioni di addizione e sottrazione, senza la necessità di occupare nuove aree di suolo o di impiegare processi ad alta entropia, mantenendo la reversibilità dell’intervento, così da raggiungere la massima flessibilità.

Oltre ad alimentarci in modo sano e corretto dobbiamo preferire vivere in luoghi e spazi che ci facciano stare bene, che ci diano un senso di pace e rilassatezza. E quindi preferire spendere un po’ di più quando scegliamo una casa e non accontentarci o sottovalutare requisiti fondamentali come l’illuminazione, il ricambio dell’aria, la tenuta degli infissi, la dispersione e lo spreco di energia, e così via. Dobbiamo tendere a vivere sempre in classe “A”!

Rosa Maria

*L’Off grid Box è una scatola un cubo di circa 2 metri di lato  plug and play, cioè può essere installata e disinstallata in maniera molto veloce ed è facilmente trasportabile, è modulare e customizzabile e offre diversi servizi a seconda delle esigenze: nelle diverse configurazioni può fornire elettricità, riscaldamento e acqua calda sanitaria, ma anche la raccolta di acqua piovana e la  potabilizzazione della stessa. Questa scatola  integra diverse tecnologie, rigorosamente pulite e alimentate da fonti locali: dal fotovoltaico con batterie, al solare termico, alle pompe di calore, al micro-eolico, alla caldaia a biomasse.

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