Dublino, città magica!

by Rosa Maria Tomasello
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Arrivando a Dublino si ha l’impressione che sia una nordica città austera, con architetture compostamente allineate di stampo anglosassone, con pochi monumenti e con un passato breve.
Eppure, sebbene meno appariscente delle altre, è una capitale europea che cela differenti anime: Dublino è storia, cultura, musica, birra, ma soprattutto cambiamento.
Da una veloce ricerca storica apprendo che lungo le rive del fiume Liffey, che attraversa la città, si insediarono i Celti e dopo i Vichinghi; seguirono i Normanni, che si adoperarono per la fortificazione della città ed edificarono il celebre castello, e da quel momento fino al 1921 Dublino simbolizzò il potere britannico. In quest’arco temporale la città attraversò momenti di splendore in cui furono realizzati prestigiosi monumenti civili, belle dimore e romantici giardini, e momenti bui, che toccarono l’apice al momento della rivoluzione industriale in cui la città si proletarizzò al punto che, all’inizio di questo secolo, era una delle più povere d’Europa.


In questo contesto miserabile Dublino rischiava di diventare una semplice succursale del colonialismo britannico ma, fortunatamente, la città conobbe alla fine del XIX secolo una straordinaria vitalità culturale: intorno a Lady Gregory e a Yeats si ritrovarono tutti coloro che volevano far rivivere la cultura gaelica. Il grande sciopero generale del 1913, che durò sei mesi, ebbe luogo sullo sfondo di una miseria spaventosa. Il tasso di casi di tubercolosi era il più alto rispetto a quello di tutte le capitali dell’epoca. Dal 1922, data della conquista dell’indipendenza dall’Inghilterra, agli anni settanta, la città non si modificò per niente vivendo un lungo periodo di transizione.
Per capire meglio in quale stato di indigenza si trovasse l’Irlanda consiglio la lettura de “Le ceneri di Angela” che l’autore Frank McCourt così esprime in breve:
«Naturalmente è stata un’infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un’infanzia infelice irlandese è peggio di un’infanzia infelice qualunque, e un’infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora. »
Ma tutto può cambiare e visitando la città oggi si può tranquillamente affermare che il passato fatto di povertà e miseria Dublino lo stia pian piano cancellando: dagli anni ’80 ad oggi la capitale irlandese è l’emblema del cambiamento poiché ha vissuto e sta ancora vivendo sia un periodo di crescita economica, fortemente voluto da amministrazioni illuminate che hanno ridotto notevolmente la tassazione e incentivato i grandi investimenti (per fare un esempio Google, un colosso mondiale, ha sede a Dublino), che il rinnovamento architettonico che affianca nuove realizzazioni al recupero dell’eredità georgiana presente. Non è raro vedere facciate storiche intatte e puntellate per non crollare, che nascondono cantieri che tirano su manufatti con i più avanzati requisiti progettuali e tecnologici. A tutto questo si affianca l’espansione dell’area metropolitana che ha sempre più bisogno di nuovi vani abitativi e muta velocemente grazie alla giovane età della popolazione proveniente da tutta Europa che lì vive.

Tanti sono gli aspetti che mi hanno colpito di Dublino:
lo spiccare dei portoncini d’ingresso colorati, inseriti nei prospetti delle case a schiera in mattoncini rosso-bruni di apparente rigidità compositiva, ognuno di colore diverso da quello vicino; pare che questa interessante scelta cromatica sia dovuta ad un espediente per far individuare la propria casa a chi la sera, nel passato, si ritirasse troppo ubriaco…
le condizioni climatiche, perché nell’arco del giorno può succedere di tutto, pioggerellina, pioggia forte, vento, nebbia; ma quando le nuvole si diradano ed esce il sole, portatevi dietro gli occhiali perché resta basso all’orizzonte e acceca, dando anche un nuovo fascino alle architetture, alle strade, ai parchi;
l’assoluta libertà dei suoi abitanti nella scelta dell’abbigliamento, ognuno si veste come vuole senza il rischio di sembrare inopportuno, e delle scarpe: con un freddo, a mio avviso esagerato, non sarà raro incontrare donne con le ballerine o i sandali rigorosamente senza calze.

Soprattutto Dublino oggi è una città piena di fascino con una vivace vita culturale, moderna e di respiro cosmopolita.
Io l’ho visitata nel periodo natalizio e ovunque si respira la magia: le strade del centro sono arricchite da luminarie che danno luce e rallegrano chi passeggia per le strade, così affollate che sembra di stare in un mega centro commerciale all’aperto, e se sei fortunato, come lo sono stata io, proprio la vigilia di Natale, nel cuore di Dublino e precisamente in Grafton Street, se vedi una folla che tiene in mano gli smatphone per filmare qualcosa sarà che lì c’è Bono Vox che sta cantando!

Da Bono Vox al Temple bar, il più famoso e fotografato pub di Dublino, reso tale dalle frequentazioni degli U2, che è il ritrovo dei giovani dublinesi, il centro nevralgico del divertimento irlandese, affollato da artisti di strada, musicisti, turisti o semplici pedoni. È sito nel quartiere culturale della città, ricco di innovazione, arte e divertimento.
Lì, come negli innumerevoli pub e ristoranti, si può gustare la birra Guinnes originale, prodotta esclusivamente a Dublino con acqua proveniente da Lady’s Well situata nelle Wicklow Mountains (in Italia si può gustare tale varietà solo nei distributori Guinnes ufficiali).
Ma in questo sito ci occupiamo di cucina e di ciò che le ruota intorno. Ed anche a Dublino l’Italia detta legge e molti sono i ristoranti che si fregiano di tale nazionalità anche se poi in realtà sono irlandesi DOC.

E proprio in centro, esattamente in “43, Dawson Street”, Trip Advisor mi porta nell’unico coffe-shop della città in cui si può gustare una colazione tipicamente italiana e con dolci siciliani: “Dolce Sicily”.
Delizioso locale, ricavato nel piano seminterrato di una “Design House” in cui espongono più di 40 designer irlandesi, i cui titolari sono siciliani e danno lavoro solo ad italiani.
I dolci proposti hanno sia una aspetto che un gusto delizioso…
Un clamoroso successo hanno i cannoli alla ricotta come anche la torta Bronte (con pistacchio di Bronte), la Alessia’s cake (con nocciole del piemonte), le sette veli, i bignè, la cheese cake, e chi più ne ha più ne metta!

Il tutto accompagnato dal vero caffè o cappuccino italiano.
Perché mollare tutto, trasferirsi ed investire a Dublino chiedo? (contenta di non dover parlare nel mio improbabile inglese)
La risposta è chiara: giuste tasse, stipendi alti, lavoratori felici, rispetto delle regole perché se non lo fai la “garda” ti arresta, pulizia e ordine sia per strada che nei luoghi pubblici, efficienza a tutti i livelli, innumerevoli parchi curati in cui i giochi per bambini sono rispettati e fruiti, la possibilità di dare un futuro ai propri figli.
Ma l’Italia e la Sicilia resteranno sempre nei loro cuori e nei loro dolci. Tutti gli ingredienti principali sono di prima qualità e sono italiani.
E’ il posto che a Dublino ho frequentato di più per colazione e pranzo dove si possono gustare le zuppe, tipico pasto irlandese, o italianissimi panini.
La cucina irlandese è molto povera e non esiste nemmeno un dolce tipico, anche se ho provato ad assaggiare una sfoglia dolce con mele che non poteva reggere il paragone con uno dei qualsiasi dolci proposti dalla nostra tradizione culinaria ed in particolare da “Dolce Sicily”.

A Dublino, se volete gustare un ottimo pasto come anche in altre capitali europee, i ristoranti più consigliati sono quelli etnici, italiani, argentini e così via.
Mi riprometto di tornare in Irlanda in primavera per visitare nuovamente il meraviglioso giardino di Powerscourt e altre meraviglie naturali della zona, e continuare la mia scoperta di Dublino e della sua storia, rivivere la magia delle sue strade dove la musica degli artisti di strada regna sovrana con lo sfondo dei fiori venduti in chioschi all’aperto, dove si respira più libertà che da noi, grazie anche alla decisione del popolo attraverso referendum di consentire i matrimoni tra persone dello stesso sesso (scelta che non ha fatto diminuire il numero delle famiglie tradizionali anzi è frequente incontrare giovani coppie con più di tre figli piccolissimi al seguito), dove i bambini si vestono in maschera anche se non è Halloween, dove le religioni si mescolano e i cattolici convivono in pace con i musulmani, con i protestanti, con gli anglicani, e dove se vuoi ti puoi affermare professionalmente più facilmente che altrove.
Ovviamente per tutta la mia permanenza mi farò riservare un tavolo fisso da “Dolce Sicily”!

Rosa Maria

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Sara 19 Gennaio 2016 - 18:02

Mi porti con te?

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Rosamaria Tomasello
Rosamaria Tomasello 20 Gennaio 2016 - 08:44

E perché no? Ti posso mettere in valigia!

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Francesca Nicolosi 19 Gennaio 2016 - 21:47

Brava, con la tua descrizione di Dublino hai trasmesso sensazioni, sapori e odori, sottolineando che comunque, la Sicilia con la sua tradizione culinaria si distingue in qualità e gusto.

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Rosamaria Tomasello
Rosamaria Tomasello 20 Gennaio 2016 - 08:45

Grazie!

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mariarosa 9 Maggio 2016 - 22:59

Bellissimo articolo, brava…!

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Nunzio marcantonio 15 Ottobre 2017 - 14:53

Articolo ben fatto ed esaustivo. Un planare dall’alto sfruttando a dovere tutte le correnti (evoluzione storica e culturale) per poi dolcemente atterrare e cogliere gli obiettivi di armoniche dolcezze che esaltano l’italianita’ E il valore della ns terra. Brava!

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Angelo 16 Ottobre 2018 - 21:08

Ho visitato Dublino comodamente seduto in poltrona grazie al tuo racconto ricchissimo di dettagli. Ho sentito gli odori, visto i colori (certamente non solo grazie alle splendide foto accuratamente collocate) e avvertito perfino un leggero languorino durante la descrizione delle specialità dolciarie. Ad un certo punto speravo non finisse mai. Complimenti Rosamaria.

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