Biologico si, biologico no?

by Rosa Maria Tomasello
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Negli ultimi anni, con un exploit nei mesi appena trascorsi, stiamo assistendo ad un fenomeno senza precedenti: si stanno moltiplicando i punti vendita alimentari “BIO”.

La G.D.O. (grande distribuzione organizzata) si sta adeguando alle richieste dei consumatori, sempre più attenti a cosa mettono nel carrello, per non perdere fette di mercato importanti e per mostrare, probabilmente solo in apparenza, una maggiore attenzione all’ambiente.

Ma il prodotto biologico è forse solo una moda passeggera? E soprattutto, c’è da fidarsi?

Chiariamo che l’agricoltura biologica:

  • è un metodo di produzione definito dal punto di vista legislativo a livello comunitario con un regolamento e a livello nazionale con il D.M. 18354/09
  • indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali ed esclude l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica quali concimi, diserbanti, insetticidi;
  • sviluppa un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali (suolo, acqua e aria), utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo sostenibile.

Dalla materia prima al prodotto confezionato per la vendita: quattro le qualità che derivano dall’applicazione delle norme di produzione europee (Reg. CEE 2092/91):

  1. migliore impatto ambientale: perché non utilizzando sostanze chimiche di sintesi evita l’inquinamento di aria e acqua, conserva la naturale fertilità del suolo, salvaguarda la complessità dell’agroecosistema e la sua biodiversità, consuma meno energia, non produce gas serra;
  2. salubrità: perché i prodotti biologici, proprio per le tecniche agronomiche adottate, sono di norma più sicuri degli altri dal punto di vista igienico-sanitario; in teoria potremo mangiare un frutto senza lavarlo o sbucciarlo:
  3. assenza di OGM
  4. garanzia del sistema di controllo e certificazione.

Un modello di agricoltura utopistico forse, o d’altri tempi, come ci piace definirlo, che dovrebbe realmente dirci con chiarezza cosa stiamo mangiando.

Ma ricordiamoci che non basta solo una legge per dirci cosa fare, dobbiamo anche metterla in pratica punto per punto.

E la cosa più difficile per un agricoltore è salvare il raccolto. Sperare che piova il giusto, che non ci siano grandinate, che non si abbassi troppo la temperatura in primavera per non “bruciare” la vegetazione, che non ci sia troppo vento, caldo fuori stagione… ma contro gli agenti climatici si può fare ben poco mentre ben più gestibili sono gli attacchi di parassiti che da sempre tormentano le coltivazioni.

E quindi, anche per chi produce il biologico, contro un attacco di afidi anziché liberare le coccinelle è molto più semplice utilizzare un antiparassitario che, per quanto sia fuori norma, trascorso il tempo di sedimentazione e se è proprio quello giusto non si trova traccia nemmeno nelle eventuali analisi di prodotto…

Cosa scegliere allora?

Il nostro consiglio è quello di cercare nella propria città un G.A.S. (gruppo di acquisto solidale) che è costituito da piccoli gruppi di produttori che si auto certificano con norme rigide, non utilizzano realmente nessun tipo di prodotto chimico né ormoni per la crescita, e vendono i propri prodotti sfusi, non confezionati e privi di etichette: i peperoni e le melanzane saranno piccoli e a volte con qualche macchiolina sulla buccia e nella polpa, i broccoli o i cavolfiori potranno avere i bruchi, le cavolaie, al loro interno da cui nascono bellissime farfalle, e così via.

E poi, se proprio dobbiamo fare la spesa al supermercato sotto casa, leggiamo attentamente gli ingredienti e soprattutto guardiamo dove sono lavorati e confezionati e scegliamo il “Km 0”, lì dov’è possibile.

Aiuteremo in questo modo la nostra comunità locale e la nostra “madre Terra” perché ognuno di noi ha un ruolo fondamentale nella salvaguardia dell’ecosistema e non possiamo più rimandare, il tempo è scaduto e lo sanno anche i grandi della terra che hanno appena concluso a Parigi la Cop21 (Conferenza Onu sul Clima) il cui presidente Fabius in seduta plenaria aveva citato Nelson Mandela: “Nessuno di noi agendo da solo può raggiungere il successo, il successo è portato da tutte le nostre mani riunite”.

Rosa Maria

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