Taxi, pioggia e stoccafisso!

by geo
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Secondo voi qual è il nesso tra i tassisti e lo stoccafisso?

Si si lo so questa è difficile, quindi ve la racconto io.

Dovete sapere che in un paese lontano…soprattutto dalle istituzioni, esiste una città che la pioggia rende invivibile, le strade si trasformano in fiumi in piena, le auto cominciano a galleggiare incontrollate, i cittadini atterriti si chiudono in casa, i mercati si svuotano e questa città di norma brulicante di vita, si trasforma in uno scenario post-apocalittico. Dite che esagero? Vi assicuro di no.

In questa città si lavora come in tutte le altre del mondo e quando piove non ci si può fermare, quindi si infilano le galosce e si va. Io preferisco andare in taxi (anche perché non mi decido mai ad andare dal gommista per sistemare le ruote), adoro i tassisti e le loro storie e l’altro giorno visto che diluviava ho scoperto la storia dello stoccafisso!

“In questa città, quando piove, sa cosa ci piace mangiare? Lo stoccafisso! Eh si, gli va bene a quelli che lo vendono. Mia moglie lo cucina alla messinese, con le patate e le olive, ma se le devo dire la verità a me piace anche fatto a bagnomaria, semplice con un filo d’olio e una spruzzata di limone.”

Lo stoccafisso nei giorni di pioggia non era mai stata un’opzione per me, ma la saggezza popolare ha avuto il sopravvento e l’ho cucinato.

600 gr  di Stoccafisso già ammollato

1 po’ di farina

1 cipolla

70 gr di olive nere

30 gr di capperi (meno se non vi piacciono, però metteteli, sono indispensabili per il sapore)

il cuore di un sedano ma anche delle foglioline

350 gr di pomodori pelati

400 gr di patate

1 bicchiere di vino bianco

Olio evo q.b.

peperoncino

un tocco di zenzero (questo lo aggiungo io perché da al piatto quel non so che e “spinge le persone a guardarsi negli occhi”).

In una casseruola mettete un tocco di zenzero e fate appassire la cipolla (mi raccomando sempre di imbiondirla senza bruciarla perché il sapore di bruciato nei piatti è terribile!), aggiungete lo stoccafisso leggermente infarinato, il sedano sbollentato, le patate tagliate a pezzi (non troppo piccoli), e le olive.

Bagnate con il vino bianco e alzate la fiamma in modo che sia più viva, il vino deve essere sempre ben sfumato. Fate rosolare un po’ il tutto e aggiungete anche i pelati (correggetene l’acidità con una punta di zucchero o di bicarbonato se occorre) lasciando cuocere a fiamma bassa per circa un’ora, di tanto in tanto per non far restringere troppo il sugo si potrà immettere dell’acqua calda.

Prima di terminare la cottura, circa 15 minuti aggiungete i capperi e il peperoncino. Servite il piatto caldo, accompagnato dalle note dolci di Pino Daniele, direi che “Quanno chiove” o “O ssaje come fa o core” sono l’ideale.

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